Negli ultimi lustri è esplosa un po' ovunque in occidente la moda del #sushi ed il generale del #pesce crudo, e con questa sono aumentati in modo considerevole i casi di infezione di anisakis, un parassita che infesta numerose varietà di pesce, e che se mangiato crudo può facilmente attecchire sull'uomo. La situazione è tale che recentemente se ne è occupata anche la prestigiosa rivista "British Medicine Journal", che ha pubblicato i risultati di una ricerca svolta da un team di ricercatori portoghesi.

I sintomi dell'anisakis

Una volta che le larve dell'anisakis vengono ingerite dall'uomo attraverso il pesce crudo, iniziano a infestare l'apparato digerente.

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I sintomi possono manifestarsi dopo alcune ore dall'aver mangiato il pesce crudo fino ad un paio di settimane dopo a seconda dei casi. Talvolta l'individuo avverte dolori addominali e nausea poco dopo averlo ingerito, e vomitando espelle le larve. Ma se queste riescono a raggiungere l'intestino la situazione si complica. Dopo una o due settimane può presentarsi una grave reazione immunitaria granulomatosa, con sintomi simili a quelli del morbo di Crohn, caratterizzati da diarrea e forti dolori addominali simili a quelli di un'appendicite. Talvolta nelle feci possono essere presenti tracce di sangue e muco. Specie nelle fasi iniziali, l'individuo può sottovalutare o confondere i sintomi per malesseri di altra natura, rimandando la visita medica e quindi concedendo ulteriore tempo al verme per infestare.

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La terapia

Per risolvere l'anisakidosi il parassita viene rimosso dall'organismo tramite endoscopia, e nei casi più gravi con un intervento chirurgico. In alcuni casi viene proposta una terapia sintomatica, mentre in altri è stato svolta con successo una terapia a base di albendazolo.

Prevenzione

Evitare i problemi sopra menzionati è facile: basta evitare di mangiare pesce crudo o poco cotto. Per eliminare le larve è necessario che durante la cottura la temperatura interna raggiunga almeno i 63°. Per mangiarlo crudo invece è necessario abbatterlo, congelandolo per 24 ore ad una temperatura di almeno -20°.

Non solo anisakis

L'anisakis non è l'unica insidia e fonte di preoccupazione per gli amanti del sushi e del pesce crudo. Se il tonno o il pesce azzurro è mal conservato c'è il rischio di contrarre la sindrome sgombroide, nota anche con il soprannome di "mal di sushi". L'alta carica batterica e l'istamina possono provocare mal di testa, nausea e rossore cutaneo in corrispondenza di viso e collo. E nei casi più gravi c'è il rischio di soffocamento.