Non esiste alcuna terapia in grado di controllare l’amaurosi congenita di Leber, una patologia ereditaria dovuta a difetti del gene RPE65. Questa malattia genetica si manifesta già nei primi mesi di vita (3 bambini ogni 100mila nati vivi) e colpisce la retina provocando ipovisione, fino alla cecità, e nistagmo, ovvero movimento incontrollato degli occhi. La nuova terapia sperimentale, Luxturna, nelle prove cliniche ha migliorato significativamente la visione nel 93% dei casi trattati. Ora questo farmaco è in attesa di approvazione da parte della FDA ma le anticipazioni fanno intravedere un esito positivo.

Ancora un terapia genica in una malattia rara

Si chiama voretigene neparvovec (nome commerciale Luxturna) la nuova terapia sviluppata dalla biotech statunitense Spark Therapeutics.

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Terapia efficace nell’amaurosi congenita di Leber, una rara forma di cecità ereditaria. Tuttavia, per i dati tuttora disponibili, non sappiamo se la sua efficacia è permanente o solo transitoria. In caso di approvazione, come le anticipazioni farebbero intravvedere, questa sarebbe la prima terapia genica approvata dalla FDA negli Stati Uniti contro una malattia ereditaria. Oltre, ovviamente, ad essere il primo trattamento approvato per il trattamento dell’amaurosi congenita di Leber. Il termine per il responso della FDA è il 12 gennaio 2018.

Cos’è l’amaurosi congenita di Leber? Si tratta di una malattia di origine genetica associata all’alterazione di 15-20 geni. E’ una malattia autosomica recessiva ovvero, per manifestarsi, entrambi i genitori devono essere portatori sani della malattia.

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In circa il 10% dei casi, la malattia è causata dalla mutazione del gene RPE65. Alla diagnosi si arriva mediante valutazione clinica, elettroretinogramma (attività elettrica della retina) e analisi genetica.

La mutazione del gene RPE65 impedisce a delle cellule presenti in un sottile strato nel retro dell’occhio, chiamato epitelio pigmentato retinico (RPE), la produzione di una proteina, la RPE65, un enzima sensibile alla luce, capace di convertire il segnale luminoso in segnale elettrico da trasmettere al cervello. In pratica, quando la luce colpisce la retina, una forma della vitamina A (11-cis retinale) si trasforma in un’altra forma della vitamina A (11 trans retinale). L’enzima RPE65 consente la chiusura del ciclo, trasformando la forma attivata 11 trans nella forma non attivata 11 cis. L’assenza di questo enzima blocca questo ciclo e quindi una visione normale.

Le evidenze cliniche

Non esistono farmaci o protocolli terapeutici validi per controllare l’amaurosi congenita di Leber.

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Negli ultimi anni Spark Therapeutics ha studiato Luxturna, una terapia genica che viene somministrata direttamente negli occhi dei pazienti affetti da questa malattia congenita. La terapia (gene terapeutico) si avvale di un vettore virale capace di portare il gene dentro le cellule.

Dopo uno studio clinico di Fase 1 (2007-2012) dove il prodotto è risultato ben tollerato e i partecipanti hanno visto migliorato la loro condizione, è seguito uno studio di Fase 3 (2013-2015), che ha visto arruolati 41 pazienti di età, al primo trattamento, tra i 4 e i 44 anni, e avevano già perso la vista. Tutti avevano la mutazione del gene RPE65.

Ad agosto di quest’anno, i risultati di questo studio sono stati pubblicati su The Lancet, primo autore Stephen Russell. Come endpoint primario, valutato dopo un anno, i 21 pazienti trattati con Luxturna avevano migliorato la loro vista rispetto ai 10 pazienti del gruppo di controllo. La valutazione su 29 pazienti, mantenuti in osservazione più prolungata, è risultata positiva nel 93% dei casi (27 su 29), con un significativo miglioramento della vista, misurata come capacità di evitare ostacoli in condizioni di scarsa illuminazione.

I risultati osservati già dopo 30 giorni, si sono mantenuti almeno per due anni. Altri studi sono attualmente in corso, su pazienti con altre patologie oculari. Comunque, per tanti pazienti finora senza alcuna opzione terapeutica, è il caso di dire che finalmente intravedono una luce in fondo al tunnel. #Ricerca scientifica #Benessere #scienza