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Benché il nome possa risultare un po' inquietante, la cosiddetta "terapia Vampiro", presentata recentemente durante la decima edizione della conferenza annuale sulla #malattia di #alzheimer a Boston, presenta buone probabilità di riuscita per coloro che sono affetti dalla terribile patologia.

Gli scienziati della Stanford University, guidati dal Dott.Sharon Sha, professore associato di neurologia e scienze neurologiche, hanno dichiarato che dopo anni di studi in laboratorio sui ratti, non ci si aspettava di raggiungere dei risultati così sorprendenti anche sull'uomo, al termine del primo esperimento pilota del PLASMA, "Plasma for Alzheimer’s Symptom Amelioration".

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In cosa consiste la "terapia Vampiro"

Il nome deriva dal peculiare procedimento adottato dalla terapia, che consiste in infusioni di sangue di soggetti più giovani in individui anziani affetti da Alzheimer. Gli esperimenti effettuati in laboratorio già tre anni fa sui topi, avevano evidenziato che, dopo le trasfusioni di sangue giovane, i roditori più anziani avevano formato nuovi vasi sanguigni, presentando significative migliorie nella memoria e nell'apprendimento.

Alla base di questo esperimento vi è stata l’intuizione - rivelatasi vincente - che il sangue di soggetti giovani possa essere particolarmente ricco di proteine note come GDF111, sostanze che diminuiscono con l'invecchiamento. La fase 1 del progetto PLASMA è stata quindi applicata su soggetti umani, inizialmente per verificare la sicurezza della procedura, ma rivelando fin da subito un notevole miglioramento dei sintomi provocati dall'Alzheimer.

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I pazienti sottoposti all'esperimento hanno riscontrato minori difficoltà nello svolgere azioni quotidiane [VIDEO], come il ricordarsi di assumere i medicinali, preparare i pasti e pagare le bollette.

Anche Kim Jong-un si sarebbe sottoposto alla "terapia Vampiro"

Il leader nordcoreano #Kim Jong-un, pare abbia fatto ricorso alla "terapia Vampiro", facendosi iniettare sangue di giovani vergini sane per rallentare il processo di invecchiamento. Ma, al di là delle presunte leggende metropolitane, l'entusiasmo dei ricercatori per i risultati ottenuti su un campione di 18 Over 65 con lievi e moderati sintomi di Alzheimer, rappresentano una realtà che apre le porte a nuove sfide per combattere la terribile malattia.

Gli scienziati avrebbero utilizzato solo il plasma del sangue, vale a dire il liquido che permane in seguito alla rimozione dei globuli rossi e bianchi, e che contiene elevate quantità di proteine, enzimi, sali e anticorpi. Due soggetti su tre, sottoposti all'esperimento, hanno mostrato, dopo una serie di trasfusioni, un miglioramento statisticamente significativo.