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La malattia di Crohn è una malattia infiammatoria cronica intestinale (Inflammatory Bowel Disease, IBD), ad eziologia sconosciuta che può interessare qualsiasi tratto del canale alimentare, dalla bocca all'ano, scoperta per la prima volta nel 1932 dal medico statunitense Burrill Bernard Crohn. E' caratterizzata da fasi di riacutizzazione e di remissione ad andamento cronico recidivante per tutta la durata della vita. Negli ultimi 25 anni, l'incidenza è quasi quadruplicata, in Italia si parla di 3,7-4,2/100.000 abitanti/anno, nei soggetti di età compresa tra 15 e 25 anni, età d'esordio della malattia. Le cause restano tuttora sconosciute ma sono stati individuati alcuni fattori di rischio associati al suo sviluppo, in modo particolare familiarità e fumo di sigaretta (quest'ultimo associato a un aumento del rischio di malattia di 3 volte e a un decorso più severo).

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Non essendo note le cause, la malattia non ha una terapia che possa guarirne i pazienti affetti, pertanto gli unici obiettivi terapeutici disponibili servono a dar loro momenti più o meno lunghi di benessere e remissione clinica di tutti i sintomi intestinali ed extraintestinali (uveite, artrite, problemi dermatologici) e mantenimento della remissione. Trattandosi di una malattia autoimmune, tutti i farmaci appartengono alla classe degli immunosoppressori, anche se negli ultimi anni è stato dato ampio spazio ai nuovi farmaci "biologici" o anticorpi monoclonali, diretti contro proteine specifiche implicate nel processo infiammatorio.

Quali novità?

In Canada, durante il mese di novembre dedicato alla sensibilizzazione e alla conoscenza della malattie infiammatorie croniche intestinali, sono stati discussi i dati e i risultati di un nuovo studio in corso dal nome CALM all'Università di Calgary.

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CALM è uno studio open-label, randomizzato, di fase 3 condotto in 22 Paesi e 74 ospedali e centri specifici che hanno valutato 244 adulti (18-75 anni) con una malattia di Crohn in fase attiva. I pazienti sono stati casualmente assegnati ai due gruppi, divisi in base allo stato di fumatore, peso (più o meno di 70 kg) e durata della malattia (più o meno 2 anni) dopo una terapia di induzione con prednisone della durata di 8 settimane. Marcatori di infiammazione, rispettivamente intestinale e sistemica, come la calprotectina fecale e la PCR, sono stati utilizzati per monitorare la malattia di Crohn. Lo scopo era di comparare clinicamente ed endoscopicamente i risultati dei pazienti con malattia da moderata a severa trattati con un algoritmo a stretto controllo, tenendo conto di biomarcatori [VIDEO] e sintomi, con un secondo gruppo di pazienti gestiti con un algoritmo clinico.

In entrambi i gruppi, il trattamento è stato scalato in maniera graduale, partendo da nessun trattamento fino ad arrivare all’adalimumab (farmaco cosiddetto biologico) per tutte le settimane successive, terminando con la somministrazione sia dell’adalimumab [VIDEO] che dell’azatioprima (farmaco immunosoppressore).

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Il primo endpoint è stato a livello intestinale dove è stata notate la guarigione delle ulcere più profonde 48 settimane dopo.

Interpretazione dei risultati

CALM è il primo studio che mostra che una graduale escalation con un farmaco biologico diretto contro una proteina responsabile dell’infiammazione (anti TNF- alfa) conduce a miglioramenti concreti sul piano clinico ed endoscopico. Gli studi futuri saranno indirizzati sugli effetti a lungo termine di questa terapia, prendendo in considerazione il coinvolgimento intestinale, le ospedalizzazioni e la chirurgia sui pazienti affetti, e il grado di disabilità che caratterizza entrambe le malattie infiammatorie croniche intestinali (malattia di Crohn e colite ulcerosa). #disabilità #gastroenterologia #salute