Il Governo ha messo in moto la riforma fiscale. Una rivoluzione che interesserà tutte la categorie interessate: si va dagli artigiani, ai piccoli commerciati e ai professionisti, che dovrebbe aiutare a combattere l’evasione fiscale. Si parte dalla deducibilità dell’Imu, dall'abolizione degli studi di settore e dalla flat tax. Una parte di tale pacchetto di misure, studiato ad hoc nell’ottica di una maggiore semplificazione, verrà adottata entro la fine di questo mese, un’altra parte con la Stabilità 2017. Tra le novità più interessanti c’è la flat tax o Imposta sul reddito dell’imprenditore (Iri), che non fa che premiare tutte le imprese personali che lasciano gli utili nell’azienda.

Viene infatti prevista una tassazione che da progressiva (Irpef) diventa proporzionale. Tale nuova imposta è proporzionale e consiste in un’aliquota unica (pari al 27,5%, così come l’Ires) che sarà applicata sul reddito delle società di persone e di capitali e delle ditte individuali. Si eviterà la tassazione per trasparenza in capo ai soci, su quanto non distribuito.

Il criterio fiscale della competenza cede il posto a quello per cassa in modo tale che le imprese personali in contabilità semplificata potranno tirare un sospiro di sollievo. Infatti il criterio per cassa dovrebbe introdurre un principio di proporzionalità fra quanto realmente guadagnato e quanto si deve pagare di tasse. Cala invece la scure sugli studi di settore.

Si vogliono abbattere i 204 modelli esistenti che saranno aggregati e ridotti per alcune categorie di professionisti. Ricordiamo infatti che gli studi di settore molto spesso si sono dimostrati inidonei a rappresentare l’effettiva situazione economica del contribuente. L’operazione riguarderà in primis i professionisti e chi procede alla trasmissione telematica delle operazioni che rilevano ai fini Iva.

Semplificazione e accertamenti fiscali

È prevista inoltre una misura che va incontro ai proprietari di immobili e che prevede un aumento della quota di deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa, che oggi si arena al 20%. Sul fronte delle semplificazioni, è previsto l’addio allo spesometro (elenco clienti fornitori in cui sono esposte le operazioni in entrata e in uscita) e la digitalizzazione degli obblighi fiscali, con l’intento di arrivare alla precompilata anche per il modello Unico già da quest’anno.

Inoltre i titolari di P.IVA saranno stimolati alla comunicazione telematica di tutte le informazioni contenute nelle fatture e negli scontrini. Per essi è previsto l’esonero da comunicazioni Intrastat e Blacklist e un accesso prioritario ai rimborsi Iva.

Sparirà anche l’obbligo di comunicare alcuni dati di cui l’Agenzia fiscale è già in possesso perché sono stati inviati già negli anni precedenti, ad eccezione delle variazioni intervenute (es. comunicazioni sugli affitti). Inoltre tutti gli atti dell’Agenzia fiscale, compresi gli accertamenti fiscali e le notificazioni degli atti catastali, verranno spediti all’indirizzo PEC dell’impresa o del professionista

IRAP: prevista l’abolizione per professionisti

La riforma fiscale, prevede infine l’abolizione dell’Irap per gli studi professionali, che hanno assunto dipendenti che svolgono mansioni meramente esecutive.

Tale disposizione si adegua al principio di diritto enunciato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione a SU che ha dichiarato esenti da IRAP lo studio, la ditta individuale o la società che non hanno dipendenti in grado di aumentare la produttività dell’attività. Come ad esempio una segretaria o un addetto alle pulizie. Il principale effetto che ne consegue è che saranno molti i professionisti che possono chiedere il rimborso per l’IRAP pagata negli anni precedenti e non dovuta. Come già detto in un precedente articolo la richiesta di rimborso va presentata entro 48 mesi dalla data in cui si è provveduto al pagamento su cui di chiede il rimborso.