Internet è una realtà alla portata di tutti, quella che solo pochi anni fa sembrava una dimensione futuristica è ormai parte integrante della nostra quotidianità. Gli usi di internet sono vari, molteplici, aperti a mille opportunità proprio perché è utilizzato da tutti, giovani e meno giovani, e ognuno utilizza il web a modo proprio, secondo l'esigenze personali, ma tutti hanno in comune una cosa: tutti utilizzano i #motori di ricerca, infatti sono proprio quest'ultimi a facilitare la vita di chi vuole navigare in rete.

Basta digitare le keyword e tutto è a portata di click. Nel corso degli anni notevoli sono stati i cambiamenti; il web, infatti, è una dimensione dinamica, in continuo mutamento e in costante evoluzione, ma senz'altro quando si parla di motori di ricerca non si può non pensare a #google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo.

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Nessuno può dire di non averlo mai adoperato, ma da tempo (fin dal 2009) è nato un "Google per ecologisti", però non tutti lo conoscono.

Stiamo parlando di Ecosia, un motore di ricerca che promette di salvare le foreste. A sentirla sembra una mera bugia a scopo pubblicitario per convincere le persone a preferirlo ad altri, ma in realtà il motore di ricerca si impegna a donare l'80% dei proventi guadagnati dalle pubblicità online a sostegno di programmi per la riforestazione. Inoltre, nelle ricerche compaiono dei link affiliati, denominati Ecolinks, che consentono agli utenti di generare donazioni attraverso gli acquisti online. Le aziende dei link affiliati online pagano a #ecosia fino al 5% degli acquisti effettuati sul loro sito.

Ecosia, inoltre, può essere utilizzato anche da smartphone scaricando l'applicazione direttamente sul proprio dispositivo.

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Tutto è semplice e intuitivo, infatti l'interfaccia somiglia notevolmente a quella del colosso Google. Dal 2009 ad oggi, Ecosia ha collaborato col WWF e ha raccolto oltre 1,3 milione, soldi interamente spesi per salvaguardare le foreste con particolare interesse a quella pluviale. Non si hanno notizie certe a riguardo, la veridicità è ancora da confermare, ma nel dubbio perché non provare a salvare le foreste cambiando di poco le nostre abitudini?