Forse non è soltanto questione di algoritmo. L'Unione Europea passa dalle parole ai fatti, e multa di 2,4 miliardi di euro Google per abuso di posizione dominante. All'azienda californiana è stata comminata una sanzione record, che ha provocato la reazione piccata del vice presidente Kent Walker, che ha annunciato immediato ricorso, affermando di rispettare il provvedimento, ma di non essere d’accordo con la decisione presa dall’UE.

Nello specifico, Google viene accusata di aver favorito i propri servizi di shopping sul motore di ricerca, a discapito della concorrenza.

L’algoritmo utilizzato dal "gigante" di Mountain View permette al servizio di shopping on-line di posizionarsi davanti alle altre aziende specializzate nel settore dell'e-commerce. Un risultato in antitesi con l'imparzialità che dovrebbe garantire il principio matematico.

La querelle legata allo shopping on-line

Nel caso specifico, viene evidenziato come la tecnologia utilizzata da Google, permetta alla società californiana di detenere la leadership anche nel settore dello shopping on-line, dopo aver conquistato una posizione dominante con il motore di ricerca. Una situazione che finisce con lo "schiacciare" la concorrenza ed ogni tentativo di offrire alternative ad utenti sempre più abili e propensi a sfruttare al massimo le potenzialità del web.

Sulla delicata questione è intervenuta la commissaria alla concorrenza dell’Unione Europea. Margrethe Vestager ha spiegato che Google non si è limitata ad attirare i clienti mettendo in vetrina dei prodotti migliori rispetto a quelli dei suoi antagonisti ma che, in realtà, ha abusato della sua posizione dominante sul motore di ricerca, per favorire il suo servizio di confronto prezzi.

In buona sostanza, l’utente che si collegava al web per ragioni di shopping, trovava sempre al primo posto il servizio offerto da Google.

Situazione da riequilibrare entro novanta giorni

Ora, il colosso fondato da Larry Page e Sergey Brin, ha novanta giorni di tempo per riequilibrare la situazione e dare la possibilità alla concorrenza di competere ad armi pari.

Nel 95% dei casi, infatti, un utente internet clicca sulle opzioni della prima pagina del motore di ricerca. Bisogna sottolineare che il sistema di confronto dei prezzi è in vigore in tredici paesi della Comunità Europea (in Italia dal 2011).

La decisione è stata accolta con soddisfazione dall'associazione imprenditoriale FairSearch. Questo importante precedente potrebbe incoraggiare aziende del Vecchio Continente ad investire risorse importanti per contrastare il dominio di Google.