Nel cinema di fiction il popolo ha sempre cercato uno svago e i dittatori uno strumento per ammansirlo. Così non sembra a Cuba, almeno da quanto si evince dagli oltre duecento di cartelloni di film esposti alla Mole Antonelliana, sede del Museo del Cinema di Torino. Un' originale interpretazione data dai curatori di Echo en Cuba, secondo cui la salita al potere di Fidel Castro nel 1959 ha incentivato la creatività degli artisti che scelsero di rimaner nell'isola, senza emigrare negli Usa come facevano fin dal 1966

Dalla collezione di manifesti di Luigino Bardellotto che a un certo punto della sua vita si è stufato di cercare nei negozi specializzati i cartelloni cinematografici italiani con Sofia Loren e Alberto Sordi ed è andato a vedere come li avevano ritratti a L'Avana. Si è, così, innamorato della grafica autoctona durante la Guerra Fredda, che si rifaceva al surrealismo di Salvador Dalì e al futurismo di Fernand Lèger, ma soprattutto al folclore cubano.

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Nell'Aula del Tempio alla Mole campeggia una installazione di una via dell'Avana che sembra tratta da Hemingway con una casa, un porticato, un murales e discorsi al popolo di Fidel Castro e Che Guevara, mambo e salsa cubana. Ci sono il cartellone di Ladri di biciclette di De Sica, del  Sorpasso di Risi, di Giulietta degli spiriti di Fellini con un'incursione nella cronaca italiana del regista Perèz Gonzales sul caso Mattei degli anni Settanta.

E non si tratta di opere artistiche d'occasione di artisti cubani, perché con la costituzione dell'Icaic (Istituto Cubano del Arte e Industria cinematogràficas) l'arte grafica cubana è stata una delle scuole più rappresentative e acclamate del mondo, forse perché  godeva maggior espressione della letteratura. E il cinema è la traduzione tecnologica della narrativa.

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In mostra pezzi unici di bozzetti e layout raccolti da Luigino Bertolotto, durante i numerosi suoi viaggi a Cuba, a partire dal 1998 quando ha comprato il suo primo souvenir: un cartel de cine. I cubani,ospitano questo camjan, straniero ben introdotto e rispettato e gli illustrano la serigrafia: prima un bozzetto fatto a mano, un layout , infine la tiratura delle copie che prevede l'utilizzo di al massimo un colore per ogni passaggio con un giorno di asciugatura tra un colore e l'altro. Mentre aspettavano si dedicavano alla non facile ricerca del cibo e all'ancor più difficile reperimento del materiale per produrre. In quegli anni vigeva l'embargo Usa imposto da Kennedy e revocato solo da Obama d'accordo con Raul Castro.

Con questa mostra, frutto della collaborazione con il Centro Studi Cartel Cubano, che durerà fino alla fine di agosto, il Museo del Cinema di Torino mira a superare i ben 632mila visitatori dello scorso anno. Un progetto ambizioso, ma i pannelli in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese sono volti a questo fine.

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Allo stesso modo sono state esposte venti immagini fotografiche sulla cartellonistica da film cubana nella poco accogliente hall arrivi dell'aeroporto di Caselle.

Un'idea che sarebbe piaciuta al recentemente scomparso Gianni Rondolino, in omaggio del quale stasera viene proiettata al cinema Massimo, accanto alla Mole Antonelliana, il film L'amore di Rossellini con la grande interpretazione di Magnani, nella copia restaurata dalla Cineteca di Bologna. #Eventi #Cultura Torino