Troppe polemiche torinesi sui grattacieli che sono spuntati come funghi in due quartieri distanti e diversi della città: il Cit Turin, residenziale, che ha visto ergersi il grattacielo Intesa San Paolo e Borgo San Paolo, operaio, con la costruzione di quello della Regione. Non è certo la zona di Porta Garibaldi a Milano dove sono concentrati grattacieli che la nobilitano. Il primo è nato per volontà dell'ex presidente del consiglio di gestione del gruppo bancario Enrico Salza, ancora capo del San Paolo Imi. Il secondo, invece, è sorto per riunificare gli edifici della Regione Piemonte, a tutt’oggi sparsi in svariate sedi nell'area metropolitana, per iniziativa del governatore Enzo Ghigo. Si è persino variato, dieci anni fa, il piano regolatore per poter costruire edifici più alti dei 170 metri della Mole, adibita con successo a Museo del Cinema. 

Questi grattacieli non sono nel centro storico, ma per molti sono considerati un pugno nell'occhio, così come la Torre Littoria di piazza Castello, alta più di cento metri. Così un'altra azienda torinese, la Bodino Engineering, ha deciso di emigrare all'estero, in Marocco per costruire un auditorium all'avanguardia a Rabat, rispettando però l'architettura circostante, anche se non avrà a disposizione architetti come Renzo Piano ed Massimiliano Fucksas, progettisti dei due grattaceli di Torino.

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Gli ingegneri e architetti della Bodino materializzeranno in Marocco, invece, il visionario progetto di una star mondiale dell'architettura, la londinese Zaha Hadid.

Zaha Hadid come Francois Cofino

L'archistar di Londra ha già progettato il Museo MAXXI di Roma, e ha pensato l'edificio di Rabat come una forma scultorea fluida, quasi una prosecuzione di un corso d'acqua. L'azienda torinese, nell'ultimo decennio si è internazionalizzata prendendo come modello i costruttori piemontesi. E c'è di più: la Bodino ha proprio deciso di darsi al mondo dello spettacolo all'estero, costruendo a Corsier sur Vevey in Svizzera, il Museo Charlie Chaplin, affidandosi a un'altra archistar Francois Confino, lo stesso che una ventina di anni fa progettò il Museo del cinema alla Mole Antonelliana. e, per questo, molto amato dai torinesi.

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E come la Camst, la ristorazione italiana, da poco sbarcata a Chieri che prevede 100 assunzioni, in espansione del Nord Europa, la Bodino aggiudicandosi  una lunga e complicata gara di appalto dovrà costruire l'auditorium, con una sala principale da 2mila posti. Questo edificio made in Turin sarà il simbolo del processo di modernizzazione avviato dal Paese mediterraneo: una Mole Antonelliana, sede del Museo del cinema a Torino, in Marocco, dallo stesso grande valore monumentale e funzionale.

L'auditorium marocchino, 30 mila metri quadrati, nella parte aulica della città, per l'acustica si affiderà ad Arup, leader mondiale nel settore e allo studio di architettura di Omar Alaoui in Marocco. Quello svizzero per Charlie Chaplin è ancora in fase di progettazione e sarà terminato in primavera inoltrata. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, le speranze sono rosee: l'esterno l'auditorium marocchino appare sinuoso lungo il fiume Bouregreg. Le linee fluide si spezzano in triangoli all'interno, ricalcando la struttura ad alveare tipica delle Muqarnas, le decorazioni della tradizione medievale islamica.

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#Esteri #Cultura Torino