"Di nuovo a Bruxelles l'orrore di un terrorismo cieco e assassino". Dopo aver seguito tutto il giorno le notizie sulle 32 vittime, il primo cittadino Piero Fassino ha indetto un presidio davanti al Municipio contro quella che per lui è "una pianificazione di morte". Dal balcone di Palazzo civico pendeva un drappo azzurro con un toro piangente e c'erano tutti i rappresentanti delle comunità islamiche, la prefetta Basiloni, il questore Longo, e il procuratore capo Spataro: "Abbiamo rafforzato fin da subito le misure già in atto nelle zone nevralgiche della metropoli, come l'aeroporto e le stazioni dei treni e della metro e faremo una riunione in prefettura per adottare nel ponte di Pasqua, le precauzioni di sicurezza come per l'Ostensione della Sindone" hanno assicurato.

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E da ieri sera sulla Mole Antonelliana, per decisione comunale campeggia un tricolore belga, illuminato sul lato che dà su via Po, oscurato dal Museo del Cinema. Anche Museo d'Arte Orientale ha ricordato ieri Khaled Al Asaad, l'archeologo siriano ucciso dagli jihadisti a Palmira con un documentario della Rai.

Nel pomeriggio della strage di Bruxelles, il ministro Alfano, in un confronto per l’ordine e la sicurezza pubblica, aveva deciso di mantenere il livello 2 di allarme, quello dei momenti immediatamente precedenti a un attacco. Il sindaco ha ringraziato il migliaio di torinesi in piazza e prima del minuto di silenzio, ha esordito: “Siamo una grande comunità fondata sui valori della convivenza e della laicità. La nostra risposta al terrorismo, che abbiamo conosciuto bene, anche se sotto altre forme in questa città, deve partire da qui”. 

Tre giorni fa Fassino aveva sfilato per le vie del centro per dire no alla criminalità organizzata con altri 7 mila cittadini che hanno voluto ricordare le vittime delle mafie, quasi mille, tra cui Piersanti Mattarella, Bruno Caccia, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Francesco Fortugno, Come voleva Libera Piemonte sono stati pronunciati tutti i nomi dei morti innocenti e la sera c'è stato un workshop sul caporalato in Piemonte, nuova frontiera della criminalità organizzata.

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Libera si occupa di restituire i beni sequestrati alle mafie, 1700 beni confiscati in Piemonte, seconda solo alla Sicilia, di cui solo la metà sono tornati all'uso pubblico per pastoie burocratiche.

La lotta alla mafia e al terrorismo

L'emergenza #Mafia in Piemonte non è mai cessata, dalla Mafia del Brenta, a Cosa nostra, alla'Ndrangheta, alla Sacra corona unita, agli albanesi ai cinesi. Ora, l'ndrangheta, giunta la Nord con il primo Festival di Sanremo, si dedica al ritiro del pizzo e all'avvicinamento degli politici locali, ma continua a uccidere chi non paga, chi non obbedisce, chi pretende di scalare la gerarchia. Nel corso del maxiprocesso Minotauro sono stati sciolti per voto di scambio il comune di Leinì e di Rivarolo Canavese, mentre quello di Bardonecchia era già stato sciolto 30 anni prima per infiltrazioni mafiose.

Eppure l'appoggio esterno alla banda armata, un' associazione a delinquere come la mafia, era già teorizzato da Guido Galli, giudice ucciso da Prima Linea che aveva eseguito una condanna a morte decretata a Torino.

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Solo, però, sotto Giovanni Falcone è diventato legge. L'antiterrotismo e l'antimafia torinesi sono sempre stati all'avanguardia, basti pensare a Caselli che dopo aver fatto parlare Peci, con le cui rivelazioni è stato possibile sgominare le Brigate Rosse, è stato nominato procuratore capo di Palermo, dove ha subito arrestato Totò Riina, che voleva pure uccidere Don Cotti, fondatore di Libera. #Islam #cronaca nera