Torino - L’ urban garden va sempre più di moda: peperoncini, carote, pomodori, spezie e basilico sono tra le colture più sperimentate e ricercate del momento. La passione per il pollice verde per alcuni è un hobby, per altri un momento di aggregazione sociale, ma per altri ancora è un vero e proprio lavoro. Tantissimi i foodblogger che hanno contribuito nel tempo a divulgare la riscoperta dei prodotti bio a chilometro zero. Il sapore della qualità e della freschezza dei frutti della terra, ancora meglio se l’orto in questione è sotto o dietro casa, ha restituito la giusta importanza all’agricoltura. Il lavoro della terra nobilita l’uomo diceva il poeta greco Esiodo nelle sue Opere e Giorni e oggi queste parole si caricano di significati nuovi.

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Genuinità e tradizione sono alla base della mostra torinese aperta a tutti “Agricoltura in città. Cento anni di orti urbani a Torino”, inaugurata questa mattina al Mausoleo della Bela Rosin. L’iniziativa è stata promossa dall'assessorato all’Innovazione e all’Ambiente e dai servizi Grandi Opere del Verde e Verde Gestione, in collaborazione con l'Associazione Culturale Giardino Forbito. Uno degli obiettivi è quello di offrire l'opportunità alle amministrazioni in Italia e all'estero di attingere informazioni e migliorare il territorio, facendo di Torino un punto di riferimento. La città infatti si racconta fotografando gli orti dei bisogni e quelli spontanei fino a giungere a quelli contemporanei. Tre grandi periodi in cui la terra non ha mai smesso di essere protagonista indiscussa di socialità e condivisione.

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Gli orti urbani torinesi tra storia e passione

L’orticoltura è fiorita nel capoluogo piemontese all’inizio del ‘900 e da allora è stata un crescendo di colture e di produzioni senza pari. La mostra ha carattere itinerante e farà visita anche in altre località del capoluogo. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione dell’archivio storico del professore Giovanni Brino, che alla facoltà di Architettura del Politecnico di Torino ha raccolto dati, seguito tesi e si è interessato per trent’anni dell’argomento. Torino è da sempre impegnata nella promozione e nella tutela degli orti, la città ne conta più di mille. I piccoli appezzamenti di terra sono affidati alla cura di giovani, studenti, pensionati e disoccupati che riscoprono il piacere della vita e della condivisione. I primi orti nacquero come valvola di sfogo della creatività degli operai, spesso immigrati, che si dedicavano al lavoro della terra dopo intere giornate in fabbrica. Organizzare gli spazi, produrre nuovi frutti e beneficiarne a livello psicologico ne ha fatto un grande antidoto alla depressione.

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Dopo 100 anni l’urban garden diventa fenomeno propinato sui social dalla first lady americana Michelle Obama, grande pollice verde che ha donato nuovo interesse ad una delle attività più antiche del mondo: l’agricoltura.

L’interesse social per gli orti urbani

Oggi, grazie ai social network sono attive numerose community che si danno appuntamento dal vivo per donare nuova vita a spazi abbandonati ai margini delle periferie urbane, in ex fabbriche e casolari deserti. Torino vanta anche dell’aiuto di associazioni come Giardino forbito, presso il mausoleo, che ha allestito un’area scuole con laboratori su Come è fatto un orto e Facciamo un mandala con l’orto. Un modo concreto e divertente per coinvolgere anche i più piccoli alla riscoperta della terra e dei suoi valori.

La mostra è visitabile con il seguente orario:

_ fino a fine marzo: venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 14.30 alle 17;

_ dal 1° al 15 aprile: dal mercoledì alla domenica dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 15.30 alle 19.30.

Il secondo appuntamento in programma sarà in piazza Carlo Alberto dal 17 al 26 aprile 2016.

 

  #Tutela ambientale #Cronaca Torino