Riconoscimento importante per il Politecnico di Torino, classificatosi tra i 50 migliori al mondo. Quest'importante premio giunge a poche settimane dal referendum del 17 aprile e dopo la conferenza del novembre scorso sul clima. "Questi risultati - commenta il rettore Marco Gilli - testimoniano come il nostro ateneo stia accrescendo la propria reputazione internazionale". È stata così valorizzata l'immagine dell'economia industriale italiana, mentre fra una ventina di giorni si decide sul destino dei 3 mari che bagnano la Penisola. Il QS World University Rankings by Subject 2016, uno dei più accreditati a livello internazionale, dallo scorso novembre alimenta il dibattito in corso tra ambientalisti e industriali.

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Le multinazionali che hanno le concessioni per estrazioni di gas e petrolio nelle piattaforme a 12 miglia dalla costa, su cui verterà la consultazione, vogliono laureati in questa università. Chiedere nei dipartimenti di corso Duca degli Abruzzi che cosa pensino del referendum, è come voler sapere l'opinione delle lepri sulla caccia. Ma Francesca Verga, docente di ingegneria del petrolio, è convinta che la sua materia sia altamente tecnologica e che i suoi allievi siano molto preparati. “Tuttavia - spiega - si ha notevole difficoltà a reperire nuove leve”. Secondo la professoressa, il motivo è che una specializzazione nel campo del petrolio è poco popolare perché è ritenuto inquinante.

Un pregiudizio derivante dal fatto che i pericolosi impatti ambientali che si verificano in caso di incidenti in mare, spesso riguardano proprio lo sversamento di petrolioI No Triv mettono però, in evidenza, la scarsa trasparenza dei controlli e sottolineano i disastri ambientali provenienti dall’attività estrattiva nei fondali.

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Resta così palpabile l'avversione dell'opinione pubblica nei confronti del petrolio, anche se risulta una certa disinformazione circa l'ormai prossimo esaurimento degli idrocarburi in Italia.

I progressi della ricerca

Eppure la struttura dei pozzi petroliferi italiani è molto diversa da quella di piattaforme al centro di gravi incidenti. Se ne registrò solo uno nell'Adriatico negli anni Sessanta, con fuoriuscita di metano dalla piattaforma Paguro al largo di Ravenna, con conseguente incendio. In caso di vittoria dei No Triv che, loro malgrado, si prestano ai doppi sensi di Rocco Siffredi, le operazioni di chiusura mineraria sarebbero alquanto complesse e ci sarebbero dei seri rischi per una pressione superiore del gas non completamente esaurito.

La ricerca tecnologica, invece, può ancora far molto contro i paventati disastri delle attività estrattive nel mar Mediterraneo, anche a meno di 12 miglia di distanza dalla costa italiana. Gli approfonditi studi del suolo sulla ricerca degli idrocarburi, per esempio, spesso hanno dato importanti informazioni sulla geologia dei siti esplorati.

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Senza le sezioni sismiche degli scienziati, per esempio, non ci sarebbe stata la scoperta di faglie attive che hanno previsto alcuni terremoti.

Rispetto al'anno scorso, il Politecnico di Torino ha migliorato ancora la sua posizione, entrando nella Top 50 delle università mondiali per Architecture/Built Environment. In particolare, per l'Ingegneria civile e strutturale, elettrica ed elettronica, si è classificato nono e decimo in Europa, mentre per architettura è sedicesimo. Conforta poi la performance di Mechanical engineering e il fatto che il pozzo di petrolio di Carpignano Sesia, nel novarese, sia ancora una risorsa per gli idrocarburi in Piemonte. Il gas qui giunge in superficie attraverso 30 chilometri di condotta interrata, senza la costruzione di alcun nuovo impianto nella zona, limitando così l’impatto ambientale al minimo. #Tutela ambientale #Università #Cultura Torino