È nato a Torino il Polo Novecento, proprio in tempo per la festa della Liberazione dai nemici tedeschi, negli edifici di San Celso e San Daniele, complesso settecentesco dei Quartieri Militari Juvarriani. È uno spazio pubblico di incontro, studio e ricerca: 9 chilometri di documenti, 3centomila libri, 130mila fotografie, 53mila audiovisivi, tra film e documentari, 900 fondi archivistici, 21mila manifesti, 400mila file digitalizzati. L'imponente edificio settecentesco che lo ospita nella Cittadella fu costruito dall'architetto Filippo Juvarra, appena chiamato a Torino dalla natia Sicilia da Vittorio Amedeo II. Fu il primo di una lunga serie di opere del celebre architetto, che tra l'altro ha progettato anche la Reggia di Venaria, Palazzo Madama e la Basilica di Superga, in cima alla collina.

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Presieduto dall'accademico Sergio Soave, deputato del Pd, vincitore di Acqui storia con una memorabile biografia parallela di Angelo Tasca e di Ignazio Silone "Senza tradire, senza tradirsi", ha come soci fondatori Regione Piemonte, Comune di Torino e Compagnia San Paolo, che ha stanziato circa 7 milioni di euro, 5 per il restauro e il resto per allestimento e arredi, più altri 3 milioni e 200 euro per il programma espositivo e di studio. Il Polo Novecento sarà un centro studi a cui partecipano una ventina di centri culturali, tra cui le fondazioni Gramsci e Vera Nocentini, l'Istituto Salvemini e il Centro Studi Gobetti che hanno donato al Polo il proprio patrimonio. La sua salute economica è assicurata annualmente dai 600mila euro dalla Compagnia di San Paolo, 300mila dalla Regione Piemonte, più altri 300mila dal Comune di Torino.

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Intellettuali del Novecento

Il ruolo di Torino nel Secolo Breve è centrale grazie a intellettuali come Giovanni Giolitti, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Norberto Bobbio, Italo Calvino, Franco Venturi, Aldo Garosci, Edgardo Sogno, Alessandro Garrone, Augusto Del Noce e molti altri che hanno vissuto una difficile stagione culturale, prima sotto il regime fascista, quindi facendo i conti con l'egemonia di sinistra per poi conquistare insieme la democrazia attraversando gli anni di piombo. La Resistenza ha rappresentato il momento in cui le varie anime hanno dialogato, come ha notato Giacomo Noventa, intellettuale torinese d'adozione che su quella lotta di liberazione ha scritto le pagine più acute.

Ormai è noto che le guerre combattute furono tre: la prima per la liberazione dell'Italia dai tedeschi, la seconda tra gli italiani stessi (tra fascisti e comunisti), la terza fu il tentativo rivoluzionario dei comunisti di rovesciare il potere. Prima della Liberazione, con il determinante aiuto degli Angloamericani, ci furono le repubbliche partigiane (militari con le stellette, monarchici, cattolici, socialisti e comunisti) della Val d'Ossola, delle Langhe, dell'Oltrepò Pavese.

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Quando nelle file dei resistenti si contavano ormai 200mila uomini armati il Cln, sotto il Governo di unità nazionale, decise che era giunto il momento della Liberazione.

Domenica mattina verrà organizzata una visita al rifugio antiaereo di Piazza Risorgimento, poi la biciclettata "Torino cambia pelle"; dal 1945 a oggi, con partenza dalla caserma di via Asti, lugubre centro della Gestapo, di cui oggi c'è anche una versione femminile. Il 25 aprile all'Ecomuseo del colle del Lys saranno dati 5 cortometraggi: Donne e Resistenza, Guerra e Resistenza a Torino, La liberazione di Torino, Rastrellamenti e eccidi. Il giorno dopo il convegno 900, secolo del jazz. #Eventi #Cronaca Torino #Cultura Torino