Il Salone del Libro potrebbe restare a Torino, almeno per il 2017 e a presiedere la Fondazione sarà Massimo Bray. Ad annunciare la candidatura è lo stesso Chiamparino, nel tentativo di arginare l'attacco portato da Milano e dall'Aie nei giorni scorsi contro l'ultimo baluardo dell'industria culturale torinese.

Una vicenda complessa, quella che ha investito la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura nei giorni scorsi, determinando le dimissioni del CdA in seguito agli arresti disposti dalla procura per i maneggi avvenuti in sede di assegnazione dell'appalto.

Già nei giorni scorsi, il Presidente della Regione Piemonte Chiamparino (PD) e la Sindaca di Torino Appendino (M5S) avevano incontrato i rappresentati dell'AIE (Associazione Italiana Editori) con lo scopo di salvare il Salone del Libro.

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Un'alleanza probabilmente temporanea, ma che vuole porre un argine alla profonda crisi che da anni segna l'editoria Torinese e cominciata con la cessione di Einaudi a Mondadori, fino a raggiungere il suo culmine con la vendita dello storico quotidiano "La Stampa" al Gruppo Editoriale L'Espresso.

Secondo la rivista di settore "Il libraio", un'effettiva apertura da parte dell'AIE ci sarebbe, come dichiarato fin da subito dal presidente Motta: “Gli editori devono gestire il Salone del libro, ovunque si faccia. E vogliono un Salone che abbia una visione non solo legata alla manifestazione, ma a un sistema di promozione della lettura ed eventi per tutto l’anno. Una logica di attività di cui diventare responsabili”. E risulta ogni giorno sempre più probabile la presenza dell'evento a Torino per i suoi 30 anni, nel 2017.

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Tuttavia, non si placano le polemiche anche a seguito delle dichiarazioni dell'assessore milanese Filippo Del Corno, che ha proposto dal canto suo una Fiera del Libro milanese, sul modello delle fiere di settore che avvengono da anni a Milano Fiere. Meno cultura, insomma. Più business.

La risposta di Chiamparino non si è fatta attendere. Tanto che, proponendo la nomina di Bray a presidente della Fondazione, ci tiene a specificare che il Salone "Non è mai stato e mai sarà una fiera. Spero che questo sia chiaro anche all’assessore milanese Filippo Del Corno. Ho trovato stucchevoli e un po’ sgradevoli le sue affermazioni”.

La polemica non risparmia nemmeno l'AIE, di cui fanno parte i principali editori italiani: “È chiaro che senza editori il Salone sarebbe a rischio, ma non confonderei gli editori con l’AIE. Gli editori sono un mondo più complesso dell’AIE e noi teniamo un dialogo aperto con tutti”. 

Non resta che aspettare il 27 luglio, giorno in cui il consiglio generale dell'AIE si riunirà per decidere in merito al futuro del Salone. E Torino saprà se, oltre ad aver perso il titolo di capitale dell'automobile, avrà subito un ultimo, duro colpo. #Cronaca Taranto #Politica Torino