Rivoli può tornare ad essere una città ad alta attrazione turistica. Ma solo se i suoi amministratori smettono di piangersi addosso per il taglio delle risorse subito dallo Stato. Al posto di fare soltanto i ragionieri, è necessario che chi riveste cariche e responsabilità pubbliche incominci a pensare e a guardarsi intorno. E lo faccia con un occhio a realtà a poche centinaia di chilometri che, con finanziamenti ancora inferiori a quelli della città ai piedi del #castello che fu residenza Sabauda ed è oggi Museo D'Arte Contemporanea, hanno saputo adottare strategie vincenti. Ad essere importanti sono le idee e i progetti. Se quelli ci sono, i soldi si trovano: le istituzioni bancarie ne sono piene e sono pronte a investire in iniziative attrattive.

Incentivare il turismo in una città di confine

E', in estrema sintesi, quanto emerso ieri pomeriggio nel corso del convegno "#Rivoli... Turistica?", organizzato dall'associazione "La Meridiana" nella sala conferenze della Casa del Conte Verde, al numero 8 di via Piol. Moderati da Cesare Tambussi, si sono alternati al microfono relatori di prestigio, quali Bruno Bertero, già direttore del Consorzio Turismovest e oggi responsabile del marketing turistico della Regione Friuli Venezia Giulia; il giornalista Riccardo Porcellana: Alberto Vanelli, già direttore del settore Cultura della Regione Piemonte; il vicesindaco Franco Rolfo e l'assessore al #Turismo Laura Ghersi.

"In campo turistico, Rivoli può ancora trovare spazi percorribili, vie nuove da esplorare, suggestioni da coltivare, consapevoli che nessuno ha la bacchetta magica?", il quesito al quale relatori, pubblici amministratori in carica e di passate legislature e cittadini hanno cercato di rispondere.

Una città con grandi potenzialità non sfruttate

Porcellana ha scattato la fotografia di una "città di confine" tra la cintura ovest di Torino e la Valle di Susa: bella, con molti gioielli storici, ma a sé, con grandi peculiarità che non riesce a sfruttare perché troppo vicina a Torino, già molto ricca di musei e attrazioni di vario genere, ma allo stesso tempo lontana. "Una città - gli ha fatto eco Vanelli - che per troppo tempo ha fatto leva solo sul suo splendido castello, che però è troppo lontano da Torino e anche dalla stessa Rivoli". "Nel Medio Evo Rivoli era per i torinesi un luogo di villeggiatura, e forse tale è rimasta. Per modificare la percezione che si ha della città - ha precisato Vanelli - occorre riprogettare con un master plan tutto il suo contesto. Ci vogliono idee e progetti forti che la rendano attrattiva". Bertero ha sostenuto che il politico deve seguire quello che il tecnico programma e progetta e poi reperire le risorse. "Bisogna creare un laboratorio di idee e progettare. Altre realtà, come il Trentino, l'Austria, la Puglia ha spiegato - sono riuscite a entrare nella mentalità del turista, di colui che fa anche 100 chilometri per spendere e vedere un museo o partecipare a un evento. Se le idee sono buone, i soldi si trovano".

E mentre Aldo Comoretto lamentava la scarsa progettualità degli ultimi anni, Silvia Bergonzi suggeriva strategie per portare in città cultura e arte, Andrea Alberghina sosteneva che anche scarsi investimenti consentono di fare grandi cose, vicesindaco e assessore ribadivano che il Comune è senza soldi. "Nel 2007 avevamo a disposizione per il settore un milione e duecentomila euro. Nel 2016 poco più di quattrocentomila euro", ha precisato Ghersi, rivolgendo un plauso alle associazioni di volontariato, che con il loro impegno riescono a fare le cose che l'ente pubblico non riesce più a fare.