#torino. Pronti, partenza, via. Biennale Democrazia 2017 anno quinto, in quest'edizione ha proposto lo slogan "Uscite di Emergenza". Centoundici partecipanti alle call, quindici sedi, centosei classi iscritte, duecentoquarantasei relatori, cinque percorsi tematici, cinque giorni, quattro percorsi formativi. L'apertura delle giornate democratiche è stata curata dall'arguto professore torinese Gustavo Zagrebelsky, che nella giornata di mercoledì 29 marzo ha introdotto, nella splendida cornice del Teatro Regio, l'economista dalla parlantina ruvida, Tito Boeri..

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Nel particolare ambiente scenico dalle mille luci, l'attuale Presidente dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha esposto - attraverso delle slide di semplice lettura - un piano in quattro punti sulla tematica contemporanea del populismo e dello Stato sociale nelle democrazie industrializzate. L'economista ha esordito così sul palco della quinta edizione della Biennale: "Alla vigilia di tre elezioni molto importanti. In Francia, in Germania, in Italia che sono destinate a segnare profondamente la storia dell'area euro".

I punti principali della scaletta del massimo dirigente Inps, si sono articolati tra domande attualissime: Chi sono i populisti? Di Cosa parlano? Come spiegare il loro successo? "Cercare di offrire una definizione di populismo un po' più precisa di quella che troviamo spesso sulle pagine dei giornali e di uso corrente e, soprattutto, cercare di capire le ragioni del crescente successo elettorale dei partiti populisti e della loro capacità di dettare l'agenda anche ad altre formazioni politiche"..

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Proseguendo nel suo intervento, Tito Boeri ha sviluppato una sua analisi circa il populismo, relativo in particolar modo all'immigrazione ed allo Stato sociale. "I populisti offrono le risposte sbagliate a problemi reali, profondi, vissuti da milioni di persone. Esso induce a pensare - ha proseguito l'economista - che i problemi più spinosi possono essere risolti semplicemente sostituendo i politici corrotti con rappresentanti del popolo che possibilmente non abbiano nessuna esperienza di governo alle spalle".

Successivamente, ha proseguito con decisione sulle risposte da dare ai problemi veri sollevati dalla propaganda populista, sulle riforme dello Stato sociale e sul ruolo dei corpi intermedi: "Affrontare alla radice questi problemi".

Per ultimo, ha avanzato una sua proposta (un numero di sicurezza sociale europeo) modestissima e, forse, fattibile: "Proposta che ha il pregio di avere un forte valore simbolico e di essere immediatamente analizzabile". #europa #Cultura Torino