Sono passati solo trent’anni da quando David Mc Taggart piantava i semi per la nascita di Greenpeace Italia. David era un’ambientalista canadese, noto per essere stato uno dei primi a guidare Greenpeace International. Non tutti hanno chiaro cosa faccia e come si muova questa associazione che ha sempre avuto a cuore le sorti del Pianeta e, per preservarlo, non ha mancato di mettere in campo campagne stupefacenti da lasciare con il fiato sospeso, alla stregua di quando vedi un funambolo sospeso nel vuoto che attraversa da una parte all’altra pareti di montagne rocciose, con il solo intento di lanciare un messaggio forte e chiaro: l’Ambiente va difeso e tutelato.

La loro visione è quella di un mondo verde e pacifico, e portano avanti le loro azioni mettendo in campo idee e creatività. Lottano contro lo sfruttamento selvaggio attuato da multinazionali che perseguono come unico scopo il profitto. Tante per citare qualcuna delle loro campagne, ricordiamo la difesa degli oceani e dei mari avvelenati dallo scarico di rifiuti radioattivi, oppure quella di sensibilizzazione per preservare le foreste prese d’assalto e disboscate per la produzione dell’olio di palma; come dimenticare poi la battaglia per frigoriferi da far funzionare grazie alla tecnologia verde?

Abbandonare le fonti fossili come il petrolio

I militanti di Greenpeace sono gli antivirus di un sistema che tende a distruggere tutto, ragion per cui aspirano a migliorare il mondo per difendere l’ambiente e promuovere la pace.

L’associazione ha diramazioni in 40 paesi sparsi tra America, Asia, Africa, Pacifico ed Europa. Non accetta aiuti economici da Governi o società di privati e si finanzia tramite il contributo di singoli individui che condividono i loro principi e valori. Rientra in questi progetti l’iniziativa di un programma per raccogliere fondi attuato in occasione del trentesimo compleanno di Greenpeace Italia.

La manifestazione ha come slogan “Accendiamo il Sole” e si propone di portare a Lampedusa energia pulita tramite le rinnovabili.

Lampedusa è diventato un luogo simbolo, la porta di accesso all’occidente per tanti disperati che fuggono da guerra e fame. Inoltre Lampedusa, come altre piccole isole italiane, è scollegata dalla rete elettrica nazionale che sfrutta l’energia del petrolio.

Si tratta a questo punto di puntare su fonti alternative, non inquinanti e meno costose dell’energia ricavata dal petrolio, che comporta tra l’altro lo sfruttamento dei fondali marini tramite trivelle e sistemi che impoveriscono i fondali E non solo. Mentre le multinazionali ed i petrolieri si arricchiscono, i costi dei loro onorevoli guadagni ricadono su noi utenti, costretti a pagare bollette salatissime.

Lampedusa, luogo simbolo della rivoluzione energetica

Per invertire la tendenza Greenpeace sta iniziando una raccolta fondi i cui proventi serviranno per l’installazione di un impianto fotovoltaico da 40KWh che sarà sistemato sul tetto del comune di Lampedusa. Per Greenpeace si tratta di abbattere i costi attraverso la produzione di energia pulita e conseguente limitazione di emissione di CO2 nell’atmosfera.

Una rivoluzione energetica possibile, un progetto che era stato approvato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed ambientali di Agrigento ma che si è perso tra le pieghe di una burocrazia che ha decretato la scadenza per accedere ai fondi di finanziamento. Se qualcuno vuole spegnere le luci del Pianeta, c’è chi ha deciso di accendere il sole, per permettere all’Ambiente di respirare. Insieme possiamo creare un mondo migliore a misura d’uomo, per proteggere la vita degli umani e di ogni specie di creatura vivente.