L'incendio della Foresta amazzonica è ormai in corso da più di tre settimane, e da qualche giorno il livello di emergenza è ulteriormente salito. Numerosi gli appelli inviati tramite i social, soprattutto su Instagram con l'hashtag #prayforAmazonia da parte di persone comuni e celebrità.

Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe) a partire dall'inizio dell'anno si sono verificati 72mila incendi, con un sostanzioso aumento dell'83% rispetto al 2018, quando i roghi erano stati complessivamente 40mila.

Foresta amazzonica: si rischiano gravi conseguenze per il pianeta

L'Amazzonia, oltre ad un'ampia biodiversità, garantisce da sola il 20% dell'ossigeno alla Terra, e ogni anno assorbe circa 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Per questo motivo gli scienziati di tutto il mondo hanno lanciato un vero e proprio allarme per quanto concerne gli incendi degli ultimi tempi, perché questa piaga potrebbe compromettere la lotta al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, soprattutto se non dovesse essere fermata al più presto.

In queste settimane, nonostante siano stati rasi al suolo migliaia di ettari, nessuno è realmente intervenuto per spegnere i roghi. Le motivazioni potrebbero essere varie: ad esempio la scarsa accessibilità dell'area, o quella più preoccupante legata ad eventuali interessi politico-economici.

Si ritiene infatti che gli incendi, anche se durante una stagione arida come quella estiva, non siano mai spontanei, e che dietro si nasconda lo zampino dell'uomo.

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Dunque si sospetta di agricoltori senza scrupoli spinti dall'esigenza di ampliare le aree coltivabili, oppure di allevatori in cerca di spazi più grandi per il bestiame, o ancora si ipotizza che possa esserci la mano di un qualche grande potere politico disposto a tutto pur di approvare nuovi progetti edilizi per incamerare ingenti somme di denaro.

Dall'inizio dell'anno, ossia da quando Jair Bolsonaro è diventato il nuovo Presidente del Brasile, pare che il disboscamento della Foresta amazzonica abbia fatto segnare numeri in preoccupante crescita: ad agosto sarebbe aumentato del 300%, con una conseguente perdita di 1.700,8 Km quadrati di territorio.

Dunque avanza il sospetto che dietro quest'ampia deforestazione e l'indifferenza nel bloccare gli incendi possano esserci delle scelte politiche.

Qualche settimana fa, per alcune ore, era sembrato che a San Paolo fosse arrivata l'Apocalisse. Infatti la metropoli brasiliana - come dimostrato anche dalle immagini pubblicate sui social - era stata invasa dal fumo degli incendi, con il cielo che si era oscurato e la luce del sole che non era più filtrata per circa un'ora.

Per fortuna non si è trattato di un fenomeno dalle gravi conseguenze, anche perché pare che sia stato favorito dalla presenza di venti freddi che in quel periodo soffiavano verso la città. Ad ogni modo lascia intendere la gravità della situazione, se si pensa che San Paolo dista più di 2.700 km dall'area in cui sono scoppiati gli incendi.

La speranza è che ci si decida una volta per tutte ad intervenire seriamente per spegnere le fiamme, altrimenti si rischia seriamente di arrecare danni irreparabili non solo all'Amazzonia, ma anche alla salute dell'intero pianeta.

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