E' l'uomo del momento, poche chiacchiere. Gennaro De Tommaso alias Genny 'a Carogna, l'ultras azzurro che sabato sera in occasione della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli si è reso protagonista. Una sorta di capo della Curva partenopea. La maglia che inneggiava alla libertà di Speziale, ultras del Catania autore dell'omicidio del poliziotto Filippo Raciti, è un colpo basso per l'Italia intera, per lo Stato. Stato debole, a detta della moglie del Raciti, perchè a distanza di 7 anni non è cambiato nulla!

Ma indaghiamo, scopriamo chi è veramente Genny, perchè si parla più di lui anzichè dell'ultras romanista, tale Daniele De Santis, che ha sparato al tifoso azzurro Ciro Esposito, arrivato a Roma solo per assistere la sua squadra del Cuore e che adesso rischia la vita.

Dopo 48 ore dall'accaduto Genny rompe il silenzio e lo fa attraverso un'intervista concessa ad Il Mattino, dove attraversa diversi argomenti, partendo dalla sua verità, terminando con un gesto di solidarietà, l'ennesimo, nei confronti della famiglia di Ciro Esposito.


Cosa è accaduto realmente a Roma?
"Tuttò ciò che è stato scritto sono sciocchezze. Il Capitano, Marek Hamsik, ci ha raggiunto sotto la Curva per assicurarci delle condizioni di Ciro, che poteva farcela, così come hanno anche sottolineato le forze dell'ordine. La Curva ha parlato con tutti con rispetto e calma, senza pretendere nulla. Non c'è stata nessuna negoziazione tra i tifosi e la Digos circa il disputare la partita, tutto questo è stato inventato dai giornalisti".



Dunque non c'è stata alcuna trattativa?
"Assolutamente no. Ciò che è accaduto Sabato è qualcosa di inaudito, non è mai successo che qualcuno sparasse a dei tifosi, ma questo sembra non interessare a nessuno. A nessuno, tranne che a noi, a noi sì che interessa. Proprio per questo abbiamo deciso di non mostrare la coreografia, al pari dei tifosi Viola. Sarebbe stato irreale srotolare striscioni, esultare e fare festa quando uno di noi era in fin di vita. Abbiamo deciso di non fare nulla, per rispetto di Ciro. E non è vero nulla, non abbiamo minacciato nessuno. Non abbiamo il potere di sospendere una partita!"


Siete rimasti all'Olimpico?
"No, affatto. Ci siamo recati all'Ospedale ed abbiamo trascorso lì tutta la notte insieme alle forze dell'Ordine ed alla famiglia Esposito"


In che modo è stato ferito Ciro Esposito?

"Eravamo in procinto di entrare nella Curva Nord dello Stadio, scortati dalla polizia, quando ad un certo punto abbiamo sentito gli spari e voltandoci abbiamo visto tre tifosi a terra. Questo è inaudito, mai era successa una cosa del genere prima di Sabato. Anche il tifoso che morì sempre a Roma, Paparelli, era sì morto ma non per un colpo d'arma da fuoco, ma per un razzo che, sfortunatamente, gli colpì l'occhio"

Cosa vuol dire quella maglietta che ha indossato Sabato?
"Oramai tutto gira intorno alla scritta "Speziale Libero". Tutto ciò è in onore di una città, Catania, (le tifoserie sono gemellate, ndr) ed in onore di un amico, Speziale, che richiede la revisione del processo. Non era nostra intenzione offendere Raciti o i suoi familiari"


L'intervista si conclude. Gli ultras sono in contatto perenne con la famiglia di Ciro, vogliono sapere delle sue condizioni e da qui la promessa: "Se la famiglia ne avrà bisogno, organizzeremo una colletta, per farli restare a Roma vicino a Ciro" e poi concludono con una richiesta: "Scrivete la verità, non inventate niente!"
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