Il concetto del "Cholo" e dei suoi è chiaro fin da subito: undici uomini dietro la linea della palla, chiusure preventive e, una volta riconquistato il possesso, lancio in avanti dei difensori a scavalcare il centrocampo avversario; non è un caso che durante la prima frazione sia la Juve a tenere in mano il pallino del gioco e a cercare con insistenza le vie laterali, senza peraltro riuscirci, ma è un possesso perlopiù sterile che non mette mai veramente in difficoltà i colchoneros.

Ad inizio secondo tempo Simeone attua la seconda parte del "piano" anti-Juve: il tecnico argentino ordina ai suoi di alzare il baricentro e cominciare il pressing nella metacampo della Juventus, in modo da recuperare più velocemente il pallone e avere meno distanza da percorrere per arrivare in area avversaria; il risultato è che la Juve non domina più come nel primo tempo a livello di possesso palla, e l'Atletico è più pericoloso in zona gol.

In ogni caso la vera "sfuriata" dei biancorossi dura appena 10-15 minuti e la Juve, dimostrando ancora una volta di saper soffrire da squadra, torna a comandare il match e a gestire il possesso: la partita sembra avviarsi verso uno 0-0 scritto, ma al minuto 74 l'ex di giornata Tiago recupera il pallone nella trequarti bianconera, serve immediatamente Juanfran sulla fascia, cross a tagliare l'area leggermente alto per Mandzukic ma perfetto per l'accorrente Arda Turan che in anticipo sul rientrante Lichsteiner trafigge Buffon per l'1-0. La Juve accusa il colpo, non reagisce mai veramente (solo un'occasione nel finale grazie ad una discesa di Liechsteiner) e perde una partita che sembrava controllare con facilità e che, col senno di poi, avrebbe dovuto vincere.

Una lezione di coraggio

Detto che il Calderon è uno dei campi più "caldi" e difficili d'Europa, detto anche che l'Atletico, finalista di Champions League e vincitore della scorsa Liga, non è certamente l'ultima squadra arrivata, resta l'amaro in bocca per ciò che poteva essere ed invece non è stato: la Juventus ha dimostrato sì di essere all'altezza della situazione, ma anche di non avere la necessaria esperienza e "malizia" in campo europeo.

I migliori video del giorno

L'Atletico non solo è una squadra in grado di esprimere una grande fase difensiva, ma è anche capace di non far giocare al meglio l'avversario e, conseguentemente, di "vivere" sul suo errore: gli interventi duri, le cadute accentuate e le proteste nei confronti dell'arbitro fanno parte dell'anima di questo collettivo, e servono esclusivamente a raggiungere la vittoria. Simeone ha dovuto per forza di cose dare alla sua squadra questo tipo di identità, sia per nasconderne i difetti, sia per esaltarne i pregi: per la Juventus quella di ieri sera può essere una lezione importante, perché a volte si vince anche "adattandosi" all'avversario e non per forza imponendo il proprio gioco. A volte si vince anche per fortuna, ma la fortuna bisogna andare a cercarsela.