Stavolta la polemica si è riaccesa tra i pali della porta romana. Morgan De Sanctis, trentacinquenne portiere della Roma, torna sull'arbitraggio deficitario di domenica scorsa in occasione di Juventus-Roma, la partita per eccellenza del nostro campionato. Il portiere ex Napoli non ha dubbi: Rocchi è stato autore di un arbitraggio fortemente condizionato dagli juventini ed ha preso delle decisioni disastrose. Totti ha ragione, sostiene Morgan, "ha ragione perchè sono anni che la Juventus condiziona gli arbitri e vince le partite.

Ha fatto bene a parlare. Domandiamoci come mai tra i risultati in campionato e quelli in Europa ci sia un divario cosi elevato e come mai i trofei arrivano solo nel nostro paese". Come si può fraintendere il suo messaggio cosi esplicito e provocatorio al tempo stesso. Non finisce qui, perchè Morgan si scaglia con veemenza anche contro Gigi Buffon, che alcuni giorni prima aveva etichettato Francesco Totti come un presunto sportivo che non sapeva perdere. "Io so come si perde, ma forse è lui - riferendosi a Buffon - che non sa come si vince onestamente.

Certe scelte arbitrali vanno accettate, saper perdere è importante, ma si fa fatica proprio ad accettarne alcune che sono pressochè paradossali".

Ad indignare il portiere della Roma è stato l'atteggiamento irriverente dei calciatori juventini che anziché prendere coscienza di esser stati avvantaggiati dall'arbitraggio di Rocchi, hanno trovato anche il modo di difendere la squadra criticando Totti come "cattivo perdente", "non meritevole della fascia da capitano", inasprendo cosi i toni. Un atteggiamento del genere, privo di umiltà, non poteva certamente trattenere il portiere.

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Alla fine dell'intervista, rilasciata per la Gazzetta dello Sport, Morgan trova anche il tempo per lanciare un messaggio ai tifosi napoletani, che lui conosce bene: il tifo romano e quello partenopeo dovrebbero ritrovare la loro antica intesa e mettere da parte gli odi, anche in omaggio a Ciro Esposito, il tifoso napoletano defunto prima della finale di Coppa Italia.

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