Enrico Preziosi non ci sta e mercoledì sera è intervenuto ai microfoni di Telenord, nel corso di We are Genoa, spiegando la sua versione della nuova bufera mediatica e giudiziaria esplosa attorno al Grifone. Il patron RossoBlu ha difeso il suo operato e la legittimità delle operazioni portate avanti ma ha anche denunciato l’impunità di cui gode certa stampa e come il Genoa sia finito in mezzo a qualcosa di ben più grosso.

Operazione cristallina

‘Un’operazione cristallina e lo dimostreremo agli inquirenti’, così ha definito un ‘incazzato nero’ Preziosi il prestito personale da 15 milioni, da ripagare a Infront entro il 30 giugno 2016 col 5% di interesse.

Che poi questi soldi siano stati messi nel Genoa è un fatto che lo stesso presidente non ha nascosto, asserendo che pur di colpirlo sia stato inventato il reato di ostacolo alla vigilanza, respingendo al mittente tale accusa. D’altronde che il Genoa sia in difficoltà economiche è un fatto noto da qualche anno – e lo ha ribadito anche Preziosi in diretta – e da prima del pasticcio Uefa, essendo la politica societaria già votata all’abbattimento del monte ingaggi, ad acquisti low cost e alle ben note plusvalenze.

Un reato ad hoc e una guerra silenziosa

Ci siamo chiesti due giorni fa dove fosse il reato nella condotta portata avanti da Preziosi, ovvero quello di ricevere in prestito da una società (e non da una banca) una somma di denaro a titolo personale per poi farne l’uso che ne crede.

La stessa giustizia sportiva poco può dinanzi al fatto che una società abbia presentato la documentazione con tanto di esborsi effettuati per ottenere l’iscrizione, perfino in caso di provenienza illecita dei capitali (come spiegato dall’avvocato Grassani su Repubblica) questione che ovviamente non si pone in quesa circostanza.

‘Se farsi prestare soldi da una società è reato, me lo dicano’ ha chiosato Preziosi che ha altresì ricordato come le operazioni siano state condotte attraverso circuiti tracciabili, come in Società sono pronti a dimostrare dinanzi alle autorità competenti. Preziosi ha quindi attaccato i giornalisti che lo hanno sbattuto come mostro in prima pagina, facendo capire che questa volta il tempo della non curanza sia finito.

Che siano o meno in arrivo querele, il patron RossoBlu è apparso provato e perfino sfiduciato nel denunciare l’intreccio di poteri fra alcune società e realtà economiche, politiche e informative che le consentono di dirottare l’opinione pubblica fino ad aggirare le regole se necessario. Preziosi ha ricordato, inoltre, la guerra in corso fra Sky e Mediaset asserendo che quanto sta capitando attorno al Genoa (come al Bari e ad altre squadre ancora sotto traccia per la presunta turabiva d’asta a favore di Mediaset) e a Infront potrebbe essere in qualche modo collegato a tutto questo.

Un Genoa solido anche in futuro

Ai genoani Preziosi ha ancora una volta detto di poter stare tranquilli e che anche in questi giorni sono previsti impegni importanti per la messa in sicurezza definitiva (anche futura) di un Genoa sempre in attesa di nuovi capitali.

E chissà che il riferimento al ‘mondo anglosassone’ che fa fatica a capire il perché di tante vicende attorno al Genoa non sia propedeutico a qualche novità, magari, a stelle e striscie. Gli indizi si sprecano, dalla Gem e Villani fino alle recenti collaborazioni con le università americane per monitorare talenti per il futuro. Ottobre, un mese che nonostante le interferenze può ancora dire tanto per il Genoa dentro e fuori dal campo.