Il 'nuovo inizio', o per molti club sarebbe meglio parlare di 'prossima fine' del calcio italiano, parte da un decreto della nuova legge di stabilità 2016 che ha di fatto ridisegnato la Legge Melandri che dal 2008 regolava la mutualità tra Serie A e Serie B/Lega Pro. La Legge Melandri prevedeva che il 10% dei proventi derivati dalla vendita dei diritti TV venisse destinato alle serie inferiori. La somma era poi ulteriormente divisa un due: una fetta del 6% poteva essere messa a bilancio (di fatto coprendo costi di gestione), mentre il restante 4% poteva essere utilizzato come rimborso di spese sostenute per impianti sportivi e/o settore giovanile.

Per molti club di Serie B e Lega Pro quel 6% redistribuito ha rappresentato fino ad oggi fino al 60% degli interi introiti.

Nuova legge sulla mutualità

La nuova legge sulla mutualità prevede che il 10% destinato alle serie inferiori venga così suddiviso: 6% alla Serie B, 2% alla Lega Pro, 1% alla Lega Nazionale Dilettanti e il restante 1% rimarrà alla stessa Federcalcio. Ma il vero dramma è che questi soldi non potranno più coprire costi di gestione, ma dovranno essere utilizzati solo ed esclusivamente come rimborso di spese sostenute per impianti sportivi e/o settore giovanile.

La nuova legge sarà operativa dal primo luglio 2017 e, se non ci saranno interventi legislativi, potrebbe dare il via ad una vera e propria selezione naturale che, di fatto, falcidierà tutti quei club medio-piccoli in serie B e piccoli in Lega Pro, per i quali gli incassi ai botteghini o degli sponsor non saranno sufficienti al sostentamento in categorie professionistiche.

Molti club, per sopravvivere, si troveranno costretti ad abbassare il monte ingaggi (la maggior voce di spesa dei club) e questo porterà inevitabilmente, prima o poi, a non essere competitivi con gli altri club e quindi a retrocedere in Lega Pro o a sparire totalmente dal calcio professionistico nel giro di pochi anni.

E in quest'ottica si inserisce la riforma dei campionati pensata da Tavecchio, che vuole portare la B a 20 squadre, e cancellare un girone di Lega Pro, lasciando nella terza serie italiana due gironi da 18/20 squadre ciascuno. Con tanti saluti ai miracoli sportivi di tante piccole società di calcio.