Una carriera da ottimo centrocampista di Serie B, con una puntata in Serie A da giovanissimo all’Ascoli, e due squadre rimaste in particolare nel cuore: Taranto e Ternana. In maglia rossoblu Silvio Paolucci ha giocato per cinque stagioni, vivendo l’ultima promozione in B, quella del 1996 per poi contribuire a mantenere gli jonici in seconda serie per tre campionati consecutivi, risultato che oggi sembra lontanissimo per una società che manca dalla cadetteria da 24 anni e che ora langue in Serie D.

Da allenatore a dirigente: la svolta di Paolucci

A Terni invece Paolucci ha giocato solo per tre stagioni, tutte in Serie C1, condividendo lo spogliatoio con giocatori che sarebbero poi diventati più famosi come Stefano Colantuono o Gianluca Signorini. Il figlio del compianto libero del Genoa, Andrea, è oggi in forza proprio alla Ternana, club dove Paolucci è tornato in estate accettando il ruolo di responsabile del settore giovanile, rifondato dopo il passaggio di proprietà a Unicusano. Paolucci è intervenuto alla trasmissione “Casa B”, su Rete NeTVision, spiegando il perché della scelta di mettersi dietro alla scrivania, giunta dopo una carriera di allenatore di dieci anni, forse non ancora terminata, ma al momento sospesa dopo aver guidato, tra le altre, Sambenedettese e Como.

In estate si era fatto avanti anche il nuovo Lanciano, scelta che avrebbe voluto dire tornare nella regione natia, ma Paolucci ha scelto diversamente: “Tornare a Taranto significa tornare a casa, con quella maglia ho passato una parentesi fondamentale della mia carriera da calciatore. Quest’anno le cose non stanno andando bene, ci sono traversie societarie che si stanno ripercuotendo sul campo. Tornare in società?

Mi sarebbe piaciuto, ma non mi è mai stato proposto. A me è sempre piaciuto fare settore giovanile. Fare il responsabile è molto diverso che allenare, anche se alcune dinamiche sono simili: so che bisogna lavorare tanto e che non possiamo competere con alcuni colossi, ma ci stiamo organizzando bene e comunque il primo obiettivo di un settore giovanile è quello di portare il maggior numero possibile di giocatori in prima squadra.

Il progetto Unicusano è interessante, la società è solida come dimostrato a Fondi. La proprietà non si preclude alcun risultato e ha voglia di crescere”.

L'entusiasmo del nuovo corso

L’occhio esperto di Paolucci si è soffermato anche sull’andamento della prima squadra. La classifica non sorride ai giocatori di Pochesci, ma il tecnico è già riuscito a dare un’identità forte al proprio gruppo sul piano tattico e della determinazione: “In campo serve gente motivata e la Ternana ne ha: la prima squadra ha tanti giocatori al debutto in Serie B. L’obiettivo quest’anno è una salvezza tranquilla, poi se viene qualcosa in più meglio.

Fino a questo momento, eccetto la gara di Bari, la squadra avrebbe meritato di più per la mentalità propositiva messa in mostra. L’importante sarà non perdere l’entusiasmo trasmesso dall’allenatore: se la Ternana giocherà con quell’intensità vista nelle prime partite si potrà fare un buon campionato anche in un torneo lungo e difficile come la Serie B”.

Ternana progetto giovani

Paolucci ha infine fatto il punto sullo stato dell’arte del settore giovanile rossoverde: “Credo che la scissione del campionato Primavera sia la soluzione migliore: è giusto che chi sta in A e ha potenzialità enormi anche a livello giovanile si giochino lo scudetto tra di loro, la nuova formula è interessante e può aiutare lo sviluppo dei settori giovanili.

La nostra Primavera è rimasta quasi per intero quella dello scorso anno, il gruppo dei ’99 e dei 2000 è rimasto inalterato, abbiamo investito solo su qualche 2002 e 2003. Per noi è l’anno zero: il portiere Vitali è molto bravo, Mazzarani che è in Nazionale è un prospetto da seguire. Ci sono comunque prospetti interessanti tra i 2001, 2002 e 2003”.

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