Dopo la lunga sosta, che ha visto l’Italia avere la peggio contro la Svezia nello spareggio per guadagnarsi un posto ai mondiali di calcio in Russia, finalmente riprende il campionato. Ma Luciano Spalletti vuole che i giocatori dell’Inter impegnati con la Nazionale dimentichino in fretta quanto è successo. “Non ci sono giustificazioni di sorta, dobbiamo portare a casa la gara con l’Atalanta – attacca il mister – anche se qualcuno è rimasto turbato dalla mancata qualificazione deve lo stesso dare il massimo, non possiamo permettere di abbandonare la nostra strada per la debolezza caratteriale di qualcuno”.

Anzi, per il tecnico di Certaldo questa è l’occasione giusta per reagire alle forti critiche che stanno piovendo sul calcio italiano.

Una responsabilità condivisa

L’allenatore interista non vuole dispensare opinioni su quello che è accaduto agli azzurri: “Da addetto ai lavori, più che andare a criticare l’operato di altri, devo assumermi le mie responsabilità”. Infatti per il mister, sia pur in piccola parte, ciò che è successo dipende da tutti coloro che fanno parte del mondo del calcio in Italia. D’ora in avanti bisognerà creare i presupposti per lavorare meglio, più in profondità, per riuscire a rendere migliore la qualità dell’intero settore. Si tratta di una situazione nuova, sconosciuta a tutti; non si può avere pronta in tasca la soluzione a questa crisi.

Spalletti, che rassicura di non essere mai stato interpellato come erede di Ventura, esattamente come ribadito anche da Tavecchio in un’intervista alle Iene.

L’esempio della Russia

Il mister è sicuro che la Federazione si sia già messa in moto per trovare la risposta migliore, ma servirà ancora tempo, proprio perché è necessario studiare bene cosa ha portato il calcio italiano a finire ai margini.

Una soluzione per rafforzare il vivaio della nazionale potrebbe essere quella delle cosiddette “squadre b” da far giocare nei tornei cadetti. Spalletti le ha sperimentate durante i suoi trascorsi in Russia con lo Zenit: “Avevo una seconda compagine in cui potevo mandare i miei giocatori – spiega il tecnico – funzionava, perché c’era la possibilità di mescolare con i ragazzi elementi di qualità per confrontare meglio il livello raggiunto dai più giovani”.

Comunque l’allenatore nerazzurro si rifiuta di dare altri consigli, proprio perché secondo lui in questo momento c’è bisogno di ragionare in modo approfondito. Infine ammette di aver trovato davvero demoralizzati i reduci dalla disfatta con la Svezia: “Ma ora devono dimostrare di essere in grado di giocare nell’Inter, mi aspetto da loro la reazione corretta in campo contro l’Atalanta; non riusciremo mai andare da nessuna parte fin quando le prestazioni saranno condizionate da fattori esterni”.