Dopo la clamorosa eliminazione patita dal Brasile ad opera dello spumeggiante ed intrepido Belgio, in questo Mondiale russo emerge con linearità il predominio delle Nazionali europee a scapito delle rappresentanti degli altri continenti. Il team verde-oro (che molti davano come il principale accreditato al titolo), infatti, dopo i tracolli di Argentina ed Uruguay (per non proferire verbo sulla Colombia...), era l'ultimo superstite non appartenente al vecchio continente, e con la loro “epurazione” la cara vecchia Europa, già sin da ora si è garantita il pass per il gradino più alto del podio. Tradotto: anche in questa rassegna iridata, la quarta di seguito, una nazionale europea si fregerà del titolo mondiale.

L'idillio con la gloria iniziò nell'ormai lontano 2006: sì, tutto principiò proprio in occasione del trionfo dell'Italia di Marcello Lippi, che, trascinata dai vari Buffon, Cannavaro, Grosso e Del Piero (e da un Totti “edizione” ridotta), prevalse ai rigori sulla Francia di Zidane, per un derby continentale che, in formato diverso, si sarebbe ripetuto quattro anni dopo, con la Spagna di Xavi ed Iniesta abile a primeggiare sull'Olanda di Robben.

Poi nel 2014 si sarebbe registrata l'affermazione della Germania di T. Muller e M. Klose, che dapprima demolì in semifinale i padroni di casa del Brasile, quindi in Finale sarebbe arrivato il successo sull'Argentina di Messi. E la musica è destinata a non mutare nemmeno quest'anno, poiché, come già “detto”, dopo l'eliminazione del Brasile di Tite non vi è più traccia di Nazionali extraeuropee e conseguentemente ci apprestiamo a festeggiare l'ennesima apoteosi del Vecchio continente, con Francia e Belgio che sulla carta partono coi gradi di favorite.

L'Europa va avanti in questi mondiali di calcio

Insomma, a quanto pare nell'ultimo ventennio il calcio europeo ha decisamente cambiato rotta, sopravanzando il resto del mondo, facendo apparire sempre più remoti i tempi in cui le sudamericane spadroneggiavano o quasi, dall'Uruguay (campione 1930 e 1950) al Brasile (iridato 1958, 1962, 1970, 1994, 2002), passando per l'Argentina (che trionfò nel 1978 e 1986), per quella che appare una diretta emanazione della crisi che in questi ultimi lustri sta investendo a livello di club il calcio al di là dell'Atlantico, con la maggior parte dei top player autoctoni (i casi Neymar e Messi sono i più significativi) che preferiscono spesso e volentieri emigrare nei club europei.

Una sorta di moda che da una parte arricchisce (il termine s'intende in tutte le accezioni) il calcio di varie Nazioni come Inghilterra, Germania ed Italia – che fanno da traino all'intera Europa – e dall'altra inaridisce il football sudamericano (ne sono una riprova anche le ultime edizioni della ex Coppa Intercontinentale: spulciare l'albo d'oro per credere...).

Con la conseguenza che l'Europa detta legge in maniera sfrontata e le altre rappresentanti costrette giocoforza ad inchinarsi con assoluta reverenza.

Brasile e Argentina, le migliori un tempo

Riallacciandoci ai tempi fulgidi del calcio sudamericano a livello di nazionali, occorre però precisare come il Sudamerica è vero che sino a non molti faceva sovente pagare dazi molto ingenti alle compagini europee, ma non era un fenomeno esteso a tutto il continente, bensì una specificità di una élite ristretta, composta esclusivamente da pochissimi eletti, ovvero da Brasile ed Argentina. Le uniche extraeuropee queste che dal '54 ad oggi sono state insignite del titolo mondiale.

Due superpotenze che non erano e non sono tuttora figlie di una particolare politica sportiva coinvolgente l'intero sistema continentale, tanto meno la fotografia di una tipica predisposizione etnica del Sudamerica, bensì due casi isolati che oggi come allora fanno storia a sé.

Contrariamente a quanto avviene da noi, con almeno sei squadre che in ogni Campionato del Mondo si ritrovano nel novero delle pretendenti al titolo (Italia, Germania,Francia, Portogallo, Spagna, Inghilterra...).

Pertanto, se in Europa toppano in cinque, ne rimane sempre una pronta a rimpiazzare le escluse, mentre in Sudamerica se Brasile ed Argentina falliscono ne risente un intero continente, ancora immaturo per reggere il confronto delle solite note. Ed a proposito d'immaturità, anche in questo Mondiale dobbiamo inventariare l'ennesima debacle pietosa del calcio africano, che invece di compiere quel tanto auspicato balzo in avanti sta inesorabilmente regredendo, con buona pace di chi, sino a dieci anni fa, gli profetizzava un posto al sole.

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