Superga, 70 anni dopo, un mito che non muore. "Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta" scrisse Indro Montanelli all'indomani di quel tremendo schianto che il 4 maggio 1949 pose fine alla parabola sportiva di una fortissima squadra di calcio e consegnò per sempre alla leggenda i nomi di Valentino Mazzola e dei suoi compagni. Tra le tante interviste e testimonianze anche quella di Paolo Pulici. Non un testimone 'autentico' perchè non era ancora nato nel 1949, ma stiamo parlando di un grande campione del passato che ha vissuto la maglia granata come una seconda pelle, protagonista di un altro splendido Torino che fu capace di riportare sull'altra sponda del capoluogo piemontese uno scudetto che mancava, per l'appunto, dai tempi del Grande Torino.

Nell'ultimo mezzo secolo è certamente tra i calciatori che hanno incarnato uno spirito che non è affatto morto su quel maledetto aereo.

'Il Grande Torino era sempre presente'

"Era la squadra di tutti - ricorda Paolo Pulici nell'intervista concessa a Torinoggi.it - perché era rispettata ed applaudita da tutti, anche dagli avversari. Fu mio padre, grande tifoso del Milan, a raccontarmi tutto del Grande Torino, l'unica squadra capace di portare 10 giocatori su 11 in nazionale che per tutti gli italiani era un simbolo vincente, in un Paese uscito sconfitto da una guerra. La gente cercava di aggrapparsi a qualcosa per uscire da anni durissimi e ripartire, il Torino fu anche questo". Nei ricordi della gente, però, quei ragazzi, quei giocatori non erano mai morti, erano un termine di paragone per i tifosi, soprattutti i più maturi che speravano magari di rivedere in qualcuno i tratti di Valentino Mazzola, Maroso, Loik o Gabetto.

"Ci allenavamo al Filadelfia e sentivi la genre che diceva 'quello ha fatto una giocata alla Valentino' o 'quell'altro sembrava Ballarin'. Da questo comprendevi che il Grande Torino era sempre presente, ogni giorno", sottolinea l'ex attaccante campione d'Italia nel 1976.

'Senza Superga avrebbero vinto dieci scudetti di fila'

Fare paragoni tra atleti di epoche diverse non è mai semplice, perché nel corso degli anni sono cambiate troppe cose in qualunque disciplina sportiva. Paolo Pulici però considera universale il valore del Grande Torino che, a suo modo di vedere, farebbe la differenza anche oggi.

"Di cosa stiamo parlando?" risponde al cronista che gli pone la domanda e si dice convinto che "senza Superga, avrebbero vinto dieci scudetti di fila". Per quanto riguarda il paragone con il calcio attuale, Pulici considera "Valentino Mazzola un giocatore totale e modernissimo" dunque non ha alcun dubbio che quella squadra sarebbe in grado di dettare legge anche ai giorni nostri. Ed al proposito del calcio odierno, 'Puliciclone' spende parole al miele anche per il Torino attuale, autore di uno straordinario campionato. "Peccato per quei punti buttati via contro Bologna e Cagliari, la squadra sarebbe già in Europa League e magari anche in Champions. Ci tocca soffrire fino alla fine, importante che i ragazzi non mollino nemmeno di un centimetro, perché noi siamo il Toro e gli altri no".