Johan Cruyff, simbolo del 'calcio totale', uno dei fuoriclasse più forti di ogni epoca e, probabilmente, il migliore giocatore europeo di sempre. Il quarto anniversario della sua scomparsa è passato quasi in sordina lo scorso 24 marzo, alla luce di un mondo dello sport che ha dovuto fermare ogni disciplina e di un mondo nella sua interezza che sta combattendo contro un nemico invisibile, affrontando la crisi globale più grande del dopoguerra. Eurosport però non ha dimenticato la triste ricorrenza evidenziando che, in qualche modo, Cruyff non ha mai lasciato questo mondo e vive in ogni squadra e in ogni giocatore che dopo la sua epoca, quella d'oro dell'Ajax e dell'Olanda negli anni '70, ha saputo coglierne i frutti.

Cruyff era vivo nel Milan di Sacchi e nel Barcellona di Guardiola, ma c'era anche un po' di Cruyff, di quello che lui sarebbe stato, nella grande Ungheria degli anni '50 o nel Real Madrid che nella seconda metà dello stesso decennio dominò le prime cinque edizioni della Coppa dei Campioni. L'analisi di Europort ha portato ad una Top 11 all times che viene definita 'totale', composta da uomini capaci di interpretare diversi ruoli, eclettici e rivoluzionari in oltre sessant'anni di calcio.

La difesa

Il portiere è Manuel Neuer, prototipo del guardiapali moderno. Senso della posizione e freddezza sono quelli dell'estremo difensore classico, la rivoluzione sta nella sua capacità di leggere il gioco e fungere da atipico regista arretrato: non è un segreto che, grazie alle sue qualità, la linea difensiva del Bayern e della nazionale tedesca campione del mondo nel 2014 era posizionata 10 metri più avanti degli avversari.

In difesa, sulla corsia esterna destra ricordiamo pochi giocatori più totali di Javier Zanetti: all'Inter ha fatto il terzino su entrambe le fasce, l'ala destra, il centrocampista davanti la retroguardia. Sul versante opposto Philipp Lahm, un altro che ha praticamente interpretato tutti i ruoli tra difesa e centrocampo.

Centrale in difesa c'è ovviamente Ruud Krol che il 'gioco totale' con Cruyff lo ha fatto davvero, che all'Ajax giocava terzino e finiva per impostare il gioco a centrocampo, che al Napoli faceva il libero e il 'tuttocampista arretrato'. Al suo fianco Paolo Maldini, probabilmente il più forte e completo difensore italiano di ogni epoca: eccezionali doti tecniche, dinamismo, fisicità e visione di gioco, all'ex capitano del Milan non mancava davvero nulla.

Il centrocampo

Nel settore nevralgico del campo due nomi sono scontati, anche loro esponenti dell'Olanda 'arancia meccanica'. Il primo è Johan Neeskens, probabilmente il più 'totale' di quella magnifica generazione: nato come mediano difensivo era capace di dare copertura alla difesa, dettare i tempi del gioco, suggerire palloni preziosi ai compagni del reparto avanzato e segnare. Nel 4-3-3 disegnato da Eurosport occupa la posizione centrale in mezzo al campo, mentre alla sua sinistra c'è Wim van Hanegem che nei Paesi Bassi indossava la maglia del Feyenoord ed era considerato il principale antagonista di Cruyff: giocarono insieme in nazionale, van Hanegem era il 'leader silenzioso' dei tulipani, l'uomo d'ordine che schermava la difesa, ma era idoneo ad occupare qualunque zona del campo, compensava una rapidità non eccelsa con una perfetta visione di gioco, era tecnico ma nello stesso tempo roccioso e determinato in fase di interdizione.

Sulla destra c'è Xavi, l'uomo-chiave del Barcellona e della nazionale di Spagna campione del mondo nel 2010: dai suoi piedi passava tutto il gioco blaugrana ed anche quello delle furie rosse, piedi buoni, visione di gioco, duttilità tattica lo rendevano davvero insostituibile.

L'attacco

Nel tridente offensivo uno slot spetta ovviamente a Cruyff, la squadra gli è stata praticamente cucita intorno: giocherebbe in posizione decentrata sulla sinistra mentre per trovare un centravanti andiamo indietro nel tempo fino all'Aranycsapat, la grande Ungheria degli anni '50 che in fin dei conti ha almeno un paio di cose in comune con l'Olanda di vent'anni dopo: pur non vincendo i Mondiali ha scritto la storia e, come gli Orange degli anni '70, viene citata e ricordata più della stessa squadra campione del mondo.

Per l'appunto la seconda cosa che l'Ungheria del '54 e l'Olanda del '74 hanno in comune è quella di essere state ambedue sconfitte in finale dalla Germania Ovest. Tra le file ungheresi giocava Nándor Hidegkuti, il primo 'falso nueve' della storia del calcio, giocatore che nasce interno destro ed è proprio lui che è stato scelto in questa Top 11 con una virtuale numero 9 sulle spalle. L'ultimo attaccante non poteva essere che la 'Saeta Rubia', Alfredo Di Stefano. L'argentino giramondo ha vinto tutto segnato valanghe di gol con il Real Madrid, ma sapeva anche trasformarsi in difensore, incontrista, regista, esterno d'attacco, Di Stefano è stato 'il calcio' prima di Pelé e Maradona.

L'allenatore

Verrebbe da pensare a Rinus Michels che il 'calcio totale' lo ha sperimentato per primo, ma visto che nella squadra appena elencata sono stati selezionati pionieri, contemporanei di Cruyff, ma anche innovatori, la scelta è caduta sul più 'totale' dei tecnici moderni: Pep Guardiola.

Il suo Barcellona è stato l'ultimo team ad aprire un ciclo vincente aggiungendo un nuovo capitolo al 'gioco' del calcio, nel senso stretto del termine: nel suo 4-3-3 chiedeva la partecipazione di ogni calciatore a tutte le fasi del gioco e questo produceva un numero incredibile di varianti tattiche. Guardiola sfruttava le doti tecniche dei suoi giocatori esasperando il possesso palla, il tiki-taka nasce con lui e l'arma vincente dei blaugrana era quella di conquistare immediatamente il pallone con la forza del pressing con la squadra che si muoveva armonicamente nella zona di campo in cui era stato ripreso il possesso della sfera. Viene dunque ritenuto il tecnico perfetto per questa squadra.

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