Un momento davvero indimenticabile per i nostalgici del calcio, il collegamento in diretta di Pelé alla trasmissione di Rai 3 'Che tempo che fa' condotta da Fabio Fazio. O'Rey ha ripercorso diversi momenti importanti della sua vita e della sua carriera, dagli esordi al Mondiale vinto in Svezia quando non aveva ancora compiuto 18 anni, al trionfo in Messico a spese dell'Italia, alla sua virtuale rivalità con Diego Maradona. In proposito l'ex stella del Brasile e del Santos ha parlato del suo rapporto con il compianto 'Pibe de Oro'. "Capitava di incontrarci e si scherzava sempre su chi fosse il migliore tra noi, ma alla fine siamo tutti uguali davanti a Dio".

'Mio papà mi diceva che ci vuole fegato per fare il calciatore'

Tra i ricordi che lo commuovono maggiormente c'è quello del padre, Joao Ramos do Nascimento in arte Dondinho. Era un attaccante di grande valore la cui carriera, però, fu molto breve a causa di un infortunio. "Mio papà mi diceva che per fare il calciatore ci vuole fegato - dice Pelé - ed è quella che oggi chiamano grinta, ma a quei tempi si usava questo termine perché il fegato è importante, soprattutto per chi beve tanto". Sorride e gli brillano gli occhi quando gli vengono mostrati in sequenza alcuni tra i suoi gol più belli. "Mi emoziona e devo trattenermi per non piangere. Io pensavo sempre a mio padre che faceva il centravanti e chiedevo a Dio di essere bravo come lui.

Mi ha insegnato che non bisogna mai sentirsi migliori degli altri, nello sport come nella vita".

I Mondiali che lo hanno reso immortale

Pelé vanta il record di aver vinto tre titoli mondiali anche se nel 1962 in Cile un infortunio gli impedì di essere tra i protagonisti. Ha dunque giocato due finali, nel 1958 e 1970, andando a segno in entrambe.

"Non so davvero se per me sia stato importante il titolo del 1958 o quello del 1970. Nel primo caso il mondo intero ha conosciuto il Brasile, nel secondo il nostro era un po' un riscatto contro la dittatura. Focus sul Mondiale di Svezia del '58 che lo fece conoscere al mondo intero. "Non mi aspettavo di essere convocato così giovane, quando arrivammo in Svezia vidi un paese molto diverso dal nostro e mi stupivo perché non c'erano persone di colore.

Quando arrivammo in finale mi dicevano che ero troppo giovane, ringrazio ancora oggi Dio di avermi dato la forza di un adulto in quella partita".

Il messaggio di Gianni Rivera

Arriva poi a sorpresa il messaggio di un suo avversario, il fuoriclasse del Milan e della nazionale italiana Gianni Rivera. "Mi fa molto piacere ricordarti - dice l'ex golden boy rossonero - perché ai nostri tempi il calcio era calcio, oggi è molto più atletico che tecnico. Ricordo le tante foto che ci siamo fatti insieme con le maglie del Milan e del Santos, dell'Italia e del Brasile. Sei stato forse il più grande di tutti". Pelé lo ha ringraziato: "Mi ha sempre stimato anche se era un mio avversario, dovrebbero essere tante le persone come lui".

Le battute con Maradona

"Non posso dire che fossimo amici intimi, ma ci incontravamo spesso in aeroporto o quando c'era un'importante partita internazionale". Inizia così il ricordo di Pelé su Diego Armando Maradona, giocatore che gli viene sempre accostato in quanto a grandezza. "Su questa cosa ci scherzavamo sempre, 'dicono che sono migliore di te' erano le sue parole, ma io gli dicevo 'io so segnare di destro, di sinistro, di testa, in tutti i modi e tu no'. Ci ridevamo su".

Poi Fazio gli mostra due momenti importanti della sua carriera: le immagini del suo gol numero 1000 e la ricostruzione del suo gol più bello di cui non esistono filmati. Pelé andò in rete dopo quattro 'sombreri', compreso il portiere.

"Bella cosa la tecnologia - commenta - perché oggi nessuno saprebbe di questo gol. Posso dire che è andata proprio così".

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