La Serie A sta vivendo una delle stagioni più imprevedibili degli ultimi anni, con un equilibrio crescente tra le prime della classe. Dopo dodici giornate comanda la Roma di Gasperini. In questo scenario ricco di continui cambiamenti, la redazione di Blasting News ha incontrato Carolina Barneri, giornalista sportiva che ha reso una testimonianza nel libro di Valentina Cristiani dal titolo 'Non chiamateci quote rosa'. Con lei approfondiamo l’attuale momento del calcio italiano, il rapporto tra media e sport e le prospettive delle nostre squadre in Europa senza tralasciare la Nazionale.
'Carolina Barneri: 'Il livello della Serie A di quest'anno lo trovo più equilibrato'
Come valuta il livello complessivo della Serie A in questa stagione? È davvero aumentato l’equilibrio tra le prime squadre oppure si tratta di un ciclo momentaneo?
'Il livello della Serie A di quest’anno lo trovo più equilibrato tra le prime squadre e imprevedibile grazie, inoltre, alle sorprese che stanno regalando il Bologna, la Roma e il Como che possono mettere in difficoltà qualsiasi squadra, anche quelle dei vertici'
La Roma può davvero continuare a rimanere al vertice? Come valuta la stagione, invece, delle altre?
'La Roma può rimanere al vertice se seguirà la linea dettata da Gasperini e non si farà influenzare dalla piazza.
La stagione delle altre, tra alti e bassi, vedo sorprese, vedo freschezza e novità, ma vedo anche alcune squadre come il Genoa in seria difficoltà da inizio campionato. Se vogliamo fare degli esempi dei vertici, invece, penso che l’avvento di Allegri al Milan ha portato più compattezza ed equilibrio ad una squadra che fino all’anno scorso si dimostrava più fragile. Passando, poi, per il Napoli [VIDEO], sostengo che nonostante gli infortuni importanti avuti, può contare su un allenatore combattivo e mai domo, che trasmette forza e volontà ai giocatori'.
Passando alla Champions League: che impressione le hanno fatto le italiane in questa edizione? Quale squadra ritiene più attrezzata per un percorso lungo in Europa?
'Ad eccezione dell’Inter che si dimostra la più attrezzata per un percorso lungo in Europa, soprattutto per l’esperienza Champions dei giocatori in rosa, le altre squadre italiane stanno dimostrando difficoltà rispetto a quelle europee'.
'Io sarei dell'idea di stoppare il campionato a marzo, prima dei playoff della Nazionale'
L’Italia giocherà nuovamente il playoff per provare a non saltare il terzo mondiale di fila. Cosa pensa della Nazionale? Stopperebbe il campionato a marzo?
'La Nazionale dovrebbe, sulla carta, superare i playoff (faccio le corna nel mentre), ma anche questa volta ci tiene con il fiato sospeso a causa di una mancata programmazione che dura ormai da anni, riguardante soprattutto i settori giovani delle società italiane.
Io sarei dell’idea di stoppare il campionato a marzo, prima dei playoff della Nazionale, ma credo che questo non sia possibile per dinamiche che forse nemmeno noi conosciamo o ignoriamo'.
Il lavoro del giornalista sportivo richiede equilibrio, analisi e la capacità di comunicare in modo chiaro. Quando ha capito che questa sarebbe stata la sua strada e come è cambiato il suo modo di raccontare il calcio nel tempo?
Ho sempre amato la scrittura in tutte le sue forme e continuo ad innamorarmene di più ogni giorno che passa. Fin da piccola mi sono sempre rifugiata in questo mondo, insieme alla lettura, al teatro, alla comicità, all’arte in tutte le sue forme, possiamo dire, con la speranza un domani di poter raccontare delle storie e delle verità.
Penso che quando si hanno delle passioni, bisogna alimentarle e cercare di concretizzarle con tutte le forze.
Il mio modo di raccontare il calcio nel tempo non dipende solo dalle mie ricerche e dai miei studi, ma anche dalla facoltà di ascolto di chi ha sempre amato questo sport, a cui ho chiesto anche aneddoti di vita. Sono cresciuta con mio papà che da giovane giocava nelle giovanili della Sampdoria e guardavo le partite con lui, ho sempre apprezzato percepire le sue emozioni da giocatore e da spettatore. Oltre a vedere differenze per linee temporali, adattamenti di società al passo con i tempi che corrono, ho sempre chiesto un parere a chi il calcio lo ha praticato in primis in strada, fino ad arrivare ai tempi nostri dove con un click vedi anche i pori dei giocatori'.
Barneri: 'Il ruolo della donna nel mondo del giornalismo sportivo purtroppo è ancora in salita'
Lei ha rilasciato una bella testimonianza nel libro “Non chiamateci quote rosa’ di Valentina Cristiani. Le chiedo, quindi, come valuta ad oggi il ruolo della donna nel mondo del giornalismo sportivo?
'Intanto grazie per il complimento. Il ruolo della donna nel mondo del giornalismo sportivo come, purtroppo, in altri ambiti, è ancora in salita. Ogni lotta, ogni urlo di libertà, ogni rivolta, per quanto piccola in apparenza possa sembrare, può essere un terremoto. Viviamo, però, in una società dove chi subisce molestie fisiche e verbali non solo non viene tutelata, ma può anche non essere presa seriamente e queste dinamiche sono dolorose.
Sono felice che ci sia più possibilità di progredire e fare carriera in questo ambito, però molte situazioni racchiudono storie e violenze silenziose di cui non si parla. Il rispetto è alla base di tutto e non ne vedo più tanto in giro'.
Quanto pesano oggi i social nel rapporto tra giornalisti, giocatori e tifosi? Ritiene che abbiano migliorato la discussione o che l’abbiano resa più complicata?
'Pesano particolarmente tanto, è come se certe barriere venissero abbattute con un’irruenza tale da annullare il pensiero del prossimo. I social inizialmente potevano essere anche una bella rete di contatti, un modo utile per le connessioni e i rapporti. Ma come tutte le cose belle, anche questa ha avuto la sua fine, in quel senso.
Secondo me ci sono troppe persone che si sentono legittimate a dire quello che pensano, poi se li incontri per strana nemmeno ti parlano o ti aiutano se inciampi. C’è troppa cattiveria in giro e poca felicità, poco appagamento. Questo comporta una serie di conseguenze davvero preoccupanti, come gente che vomita odio addosso a bambini di calciatori e costringe quest’ultimi a disattivare i commenti o i propri profili. Credo che, il giorno in cui capiremo che il bello della vita sia la diversità, riusciremo a comprendere più il prossimo e forse si, anche i social potranno tornare utili per le discussioni'.