Secondo quanto scritto dal giornalista Fabio Ravezzani su X, il fatto che Damien Comolli, direttore generale della Juventus, non parli ancora fluentemente in italiano sarebbe una mancanza piuttosto rilevante per un manager di cosi alto livello.
Ravezzani critica Comolli: 'Non parla una parola di Italiano dopo cinque mesi in bianconero'
Il giornalista Fabio Ravezzani ha scritto un messaggio sul proprio account X lanciando una frecciatina al direttore generale della Juventus Damen Comolli: "All’assemblea soci Juve è stato rimproverato al dirigente francese di non parlare una sola parola d’italiano dopo cinque mesi.
Mai una critica s’è rivelata più legittima e fondata. Qualsiasi manager di grande azienda per prima cosa impara la lingua della nazione dove deve operare".
Un concetto sul quale Ravezzani è poi voluto tornare: "Tanti ritengono provinciale parlare la lingua del paese in cui si opera, ma ricordo che il mercato di riferimento Juve resta l’Italia. Che i dipendenti sono in massima parte italiani e che i media di riferimento sono italiani. Non parlare italiano è un grave limite".
Ravezzani ha poi analizzato quanto detto da Giorgio Chiellini in una recente intervista rilasciata ai margini del Football Business Forum organizzato dalla SDA Bocconi. Il Director of Football Strategy del club bianconero, parlando del futuro della Vecchia signora, ha detto: "Arrivare al break even entro il 2026-27, puntando su sostenibilità e risultati.
Siamo stati pionieri nel progetto delle seconde squadre e ora ne stiamo raccogliendo i frutti, come con Yildiz. È vero, abbiamo dovuto sacrificare alcuni talenti per ragioni di bilancio, ma questo rientra in una strategia più ampia: creare un sistema sostenibile".
Un'affermazione alla quale Ravezzani ha controbattuto su X: "Il break even della Juventus tra due anni arriverà solo partecipando sempre alla Champions. In alternativa, passivo o cessioni".
Juve, i tifosi rispondono a Ravezzani: 'Il club bianconero è un brand globale, non serve parlare italiano'
Le parole di Ravezzani hanno acceso la discussione fra i suoi followers: "Direttore, su questo onestamente non sono d’accordo. In teoria la Juventus dovrebbe essere un brand globale e nel mondo la lingua principale è l’inglese.
Tra l’altro lo parla in maniera super comprensibile per molti. Se in Italia non lo conosciamo non è un suo problema", scrive un utente su X.
Un altro poi aggiunge: "Dipende da cosa si cerca in un manager. Se la priorità è la grammatica, allora sì, è una mancanza. Ma se la priorità è la competenza, la visione, la capacità di incidere in un contesto globale, allora la lingua è un dettaglio, non un ostacolo. Comolli è stato scelto per guidare una trasformazione. Ha esperienza internazionale, ha gestito club in contesti complessi, ha relazioni con i principali attori del calcio europeo".