La Serie A è segnata da equilibrio, continui ribaltamenti e margini ridottissimi tra le prime posizioni. Milan, Napoli, Inter, Roma pronte a darsi battaglia per il titolo finale senza escludere la stessa Juventus. La redazione di Blasting News ha incontrato Giulia Stronati, giornalista sportiva per provare a fare un punto su questo primo terzo e oltre della stagione.

Giulia Stronati: ‘Mi aspetto un campionato incerto e combattuto fino alla fine’

Il campionato è estremamente equilibrato, con molte squadre raccolte in pochissimi punti. Secondo lei questo equilibrio si manterrà fino alla fine o c’è una squadra che potrebbe prendere il largo?

‘Mi aspetto un campionato incerto e combattuto fino alla fine, anche se piano piano i valori reali emergeranno. Credo che per lo Scudetto alla fine sarà una questione tra il Napoli e le milanesi’.

Guardandole una per una: il Milan sta beneficiando sia della “cura” Allegri sia del fatto di non avere impegni europei. Quanto incide davvero questa combinazione nella corsa allo scudetto?

‘Sicuramente alla lunga il fatto di non giocare le coppe può farti avere energie in più nel rush finale e portare in dote qualche punto. Attenzione però a fare l’equazione niente coppe uguale scudetto; perché negli ultimi 30 anni solo 3 volte ha vinto il campionato chi non partecipava alle competizioni internazionali.

Il che significa che alla fine le squadre più forti vincono e quasi sempre partecipano alle coppe europee. Allegri l’ultimo anno alla Juve era senza coppe, ma alla lunga i valori vennero fuori e vinse l’Inter il campionato. Questo Milan è da terzo posto, anche se Max ha creato un entusiasmo straordinario nell’ambiente. Se la società lo supportasse in maniera adeguata a gennaio con un paio di rinforzi, i rossoneri potrebbero davvero puntare al titolo’.

Il Napoli, nonostante voci, pressioni e doppio impegno, continua a rimanere stabilmente in cima. Qual è il suo giudizio sulla squadra e quanto può pesare il ritmo infernale della stagione?

‘Il Napoli resta con l’Inter la grande favorita per la vittoria dello Scudetto, infortuni permettendo.

I tanti guai fisici subiti dai giocatori azzurri stanno falcidiando la Rosa e rischiano di pesare molto sul corso della stagione. Detto ciò, come organico gli azzurri sono da secondo posto, se va male. Altrimenti possono confermarsi Campioni. Inoltre vantano il miglior allenatore del torneo: Antonio Conte’.

‘L’Inter come rosa resta la squadra da battere, ma deve fare un salto di qualità’

L’Inter sta faticando più del previsto negli scontri diretti. È ancora la rosa più forte del campionato o qualcosa si è incrinato?

‘L’Inter come rosa resta la squadra da battere, ma deve fare un salto di qualità a livello mentale visto che finora ha bucato e perso tutti gli scontri diretti tra Serie A e Champions.

Il che significa - come detto anche da Chivu - che le ferite della scorsa stagione non sono state ancora del tutto rimarginate. Servirebbe una vittoria pesante tipo la Supercoppa per permettere ai nerazzurri di ripartire del tutto, tagliando i ponti col passato’.

La Roma è partita forte e sta riuscendo a restare nella zona altissima della classifica. Quanto può durare questa continuità?

‘La Roma ha una buona squadra, ma l’organico non è attrezzato per puntare al vertice. Possono al massimo arrivare quarti e sarebbe già un grande risultato. L’ottimo avvio di stagione porta la firma di un allenatore straordinario come Gian Piero Gasperini, che resta tra i più bravi in circolazione. Sono pochi del livello di Gasp in Europa: peccato che, tranne Wesley, nessuno dei nuovi acquisti giochi titolare.

Il che la dice lunga sul mercato deludente operato dalla società. Senza 2-3 rinforzi di spessore i giallorossi faranno fatica a rimanere in alto’.

Bologna e Como: sorprese o conseguenza naturale del lavoro svolto negli ultimi anni? E soprattutto: possono restare lì fino alla fine?

‘Bologna e Como non sono più sorprese, ma ormai splendide realtà del nostro campionato. Entrambe sono caratterizzate da dirigenze competenti che mettono a disposizione dei due bravissimi allenatori, Italiano e Fabregas, un manipolo di talenti molto interessanti. Il Bologna può ambire al quarto posto, mentre il Como alla zona Europa (EL o Conference), ma per i primissimi posti manca qualcosa a livello di organico ed esperienza’.

‘La Rosa della Juve è da quarto posto, niente di più’

La Juventus vive da anni senza trofei, ma ora riparte con Spalletti. Secondo lei questo può rappresentare la svolta che mancava?

‘Spalletti è un grande allenatore e questo non si discute, ma non può fare miracoli. La Rosa della Juve è da quarto posto, niente di più. Ci sono tanti buoni giocatori, ma tranne Yildiz non vedo campioni. Questo alla lunga fa la differenza. Oltretutto in società regna tanta confusione con continui cambi dirigenziali ogni anno che non aiutano la Juve a tornare ai massimi livelli. Finora le mosse di Comolli non mi hanno convinto: Joao Mario e Openda non mi sembrano da Juve, almeno quella vera di una volta che ambiva a vincere tutto.

David ha deluso e Zhegrova ha sempre problemi fisici. Dura per Spalletti fare miracoli’.

Negli ultimi anni il ruolo del giornalista sportivo è cambiato profondamente. Quanto i social hanno trasformato il vostro lavoro quotidiano?

‘Oggi i social sono entrati a far parte delle nostre vite in maniera diretta e quasi totalizzante. Inevitabilmente hanno cambiato anche il sistema della comunicazione che ormai viaggia in tempo reale a suon di post su Instagram e Tweet su X. Quando trovi una notizia devi lanciarla subito, difficilmente oggi con così tanti strumenti puoi tenerla per qualche giorno come accadeva qualche anno fa’.

Che rapporto ha personalmente con i social? Strumento utile, necessario o a volte un ostacolo?

‘I social sono molto utili e hanno avvicinato ulteriormente il pubblico ai protagonisti. Per noi giornalisti spesso possono diventare una risorsa, anche se in qualche modo rappresentano un filtro sulla quotidianità che prima nasceva da contatti diretti e frequentazioni giornaliere’.

Com’è nata la sua passione per il giornalismo sportivo? C’è stato un momento preciso in cui ha capito che sarebbe stata la sua strada?

‘No, non c’è stato un momento preciso. Ho iniziato e poi non ho più smesso. Forse è proprio così che ho capito quanto mi piacesse questo lavoro’.

Guardando al futuro: come vede il giornalismo sportivo nei prossimi anni e quali sono i suoi obiettivi personali o professionali?

‘Penso che il futuro del giornalismo sportivo vedrà comunque un mix di nuove tecnologie e di approcci più interattivi, ma possiamo anche immaginarlo come un ritorno a una narrazione più umana, più vicina ai tifosi, con tanto racconto dal vivo, un contatto più diretto con gli appassionati e magari un po’ più di enfasi sulle storie genuine. Il mio futuro? Pieno di ancora tanti sogni e progetti da realizzare’.