Alessandro Bastoni è al centro delle polemiche ormai da quasi 48 ore e questo per la simulazione, e la conseguente esultanza, fatta ai danni di Kalulu e che ha portato il difensore della Juventus ad essere espulso ingiustamente nel derby d'Italia giocato sabato sera. Tanti, fra media e tifosi, hanno quindi puntato il dito sullo stopper nerazzurro e molti di questi hanno chiesto persino l'esclusione dalla nazionale maggiore del classe '99. Una punizione alla quale l'ex calciatore Daniele Adani si è fortemente opposto: "Hanno parlato cariche dello stato che in nome del becerume hanno accusato Bastoni, pensassero a fare il bene del Paese" ha detto Adani nel corso della trasmissione La Domenica Sportiva.

"Mi sembra un po' eccessivo parlare fino a dire che non deve andare in Nazionale. Gattuso è il CT e ha moralità, conoscenza e noi ci giochiamo le due partite più importanti del decennio. Occhio poi a pontificare dall'alto di che moralità in questo Paese?".

Adani e la ricostruzione della simulazione fatta da Bastoni

Adani ha poi continuato sul tema Bastoni definendolo n ragazzo corretto sotto il profilo umano, pur non sottraendosi a una valutazione critica dell’episodio andato in scena in Inter-Juventus. L'ex calciatore riconosce infatti che il difensore nerazzurro abbia simulato il contatto, abbia sollecitato un provvedimento disciplinare nei confronti dell’avversario, abbia manifestato un’esultanza inappropriata e, successivamente, abbia fornito una ricostruzione non veritiera dell’azione sostenendo di aver subito una trattenuta di maglia da parte di Pierre Kalulu.

Adani parla apertamente di una sequenza di comportamenti non conformi alla realtà dei fatti, che egli definisce senza problemi come un inganno, basandosi esclusivamente su quanto osservato.

Bastoni e la coerenza poco credibile delle istituzioni

Tuttavia, l’ex calciatore amplia il discorso a una riflessione più generale sul concetto di moralità. Adani si chiede chi, nel contesto calcistico e istituzionale del Paese, possa legittimamente ergersi a giudice morale e pretendere di impartire lezioni di educazione a un giovane calciatore. Adani invita a interrogarsi sulla coerenza e sull’autorevolezza etica delle istituzioni, delle leghe e delle società sportive, sottolineando come il problema non possa essere ridotto alla condotta di un singolo atleta, ma debba essere inserito in un quadro più ampio di responsabilità collettiva.