Andrea Cambiaso rappresenta, oggi più che mai, una delle poche vere note stonate di una Juventus che, dall’arrivo di Luciano Spalletti lo scorso novembre, ha provato a ritrovare identità, solidità e continuità di rendimento. L’esterno italiano, che solo fino a un anno e mezzo fa incarnava entusiasmo, duttilità e spirito juventino, sembra aver smarrito progressivamente certezze e brillantezza. Un’involuzione evidente, che lo ha portato dall’essere uno dei beniamini dello Stadium a un calciatore sempre più spesso nel mirino della critica e della contestazione.

Il pareggio per 2-2 contro la Lazio ne è stato l’ennesimo capitolo amaro: al momento della sostituzione, Cambiaso è uscito dal campo accompagnato dai fischi del pubblico, una scena che ormai non fa più notizia, tanto si sta ripetendo con inquietante regolarità.

Da punto fermo a bersaglio dei tifosi: una parabola discendente

Il processo di involuzione vissuto da Cambiaso appare totale. Dal punto di vista offensivo, al classe 2000 viene rimproverata una scarsa incisività: poche accelerazioni, cross prevedibili e una partecipazione alla manovra che raramente lascia il segno. Ma è soprattutto nella fase difensiva che le prestazioni dell’esterno destano maggiore preoccupazione. La sensazione è quella di un giocatore spesso distratto, poco lucido nelle letture e in ritardo nelle chiusure.

Un limite che pesa, soprattutto in una squadra che cerca equilibrio e attenzione costante sugli esterni.

Errori che pesano e fiducia smarrita

Gli episodi parlano chiaro. Già contro il Lecce, Cambiaso si era reso protagonista di un retropassaggio sbagliato che aveva spalancato la strada a Banda, consentendo ai giallorossi di trovare il vantaggio. Un errore grave, figlio di superficialità e mancanza di concentrazione che costò punti alla Juve. Anche contro la Lazio, nella serata dello Stadium, l’esterno bianconero si è fatto trovare impreparato sull’azione del raddoppio firmato da Isaksen, perdendo posizione e tempi di intervento. Errori che, sommati a tanti altri, hanno eroso la fiducia dell’ambiente e sembrano aver minato anche quella del giocatore stesso. Nemmeno l’approdo di Spalletti, allenatore noto per valorizzare e rigenerare talenti dal potenziale elevato, è finora servito a invertire la rotta.