Le ultime parole di Massimo Moratti hanno riacceso uno dei capitoli più suggestivi del calcio italiano, riportando alla luce retroscena legati a Gigi Riva, alla Juventus e al Cagliari. L’ex presidente dell’Inter, intervistato dal quotidiano Il Mattino, ha raccontato infatti come la propria famiglia si mosse per impedire ai bianconeri di portare in Piemonte il grande attaccante sardo. Ma nel racconto dell’imprenditore c’è spazio anche per un’altra storia, quella legata al Napoli e alla possibilità, poi sfumata, di diventare presidente del club partenopeo.
Moratti e il caso Riva: “Comprammo la società di nascosto”
Il retroscena raccontato da Moratti parte dal rapporto tra il padre Angelo e Gigi Riva, considerato uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio italiano. Secondo quanto riferito dall’ex numero uno nerazzurro, il padre non voleva assolutamente che la Juventus riuscisse a ingaggiare il centravanti, che i bianconeri avevano di fatto già acquistato. Da qui sarebbe nata una decisione clamorosa e presa in tempi rapidissimi. “Allora, noi che in Sardegna avevamo il cuore, in pochi giorni comprammo la società di nascosto, impedendo così il passaggio di Riva in bianconero”, ha raccontato Moratti. Un episodio che restituisce tutta la dimensione del legame esistente tra la famiglia Moratti e il calcio sardo e che, soprattutto, testimonia quanto fosse forte la volontà di difendere Riva da un trasferimento alla Juventus.
Il grande attaccante sarebbe così rimasto al Cagliari, diventando una delle più grandi icone della storia rossoblù e contribuendo alla conquista dello storico scudetto del 1970.
Il Napoli nel destino di Moratti: “Non potevo dedicargli tutto me stesso”
Nel corso dell’intervista, Moratti ha poi rivelato un altro retroscena decisamente interessante, questa volta legato al Napoli. L’imprenditore ha raccontato di essere stato informato da un presidente della Serie A della possibilità di investire nel club partenopeo, con l’obiettivo di rilanciare una società storica e una piazza di enorme prestigio. L’idea lo aveva affascinato, anche perché Moratti ha ammesso di conoscere bene Napoli, la città e soprattutto la passione della sua tifoseria.
Proprio la dimensione della piazza, però, lo avrebbe spinto a riflettere profondamente sull’eventuale impegno. Secondo l’ex presidente dell’Inter, una realtà del genere non avrebbe meritato un proprietario incapace di dedicare alla società tutto il proprio tempo e ogni energia. E questo, con l’Inter già al centro della sua attività, sarebbe stato impossibile.