Dopo mesi difficili e l’archiviazione dell’inchiesta per presunta frode sportiva che gli è costata l’incarico, Gianluca Rocchi ha deciso di rompere il silenzio. L’ex designatore arbitrale della Serie A ha affidato al Corriere dello Sport una lunga intervista nella quale ha ripercorso la vicenda, respingendo qualsiasi rapporto privilegiato con i dirigenti dei club e riconoscendo allo stesso tempo alcuni errori commessi nella gestione della scorsa stagione e dei protocolli Var.

Rocchi racconta la sua verità: “Mi è esplosa una bomba nella vita”

È un Rocchi profondamente segnato quello che emerge dalle parole affidate al Corriere dello Sport.

L’ex designatore ha raccontato senza filtri il momento in cui la sua vita è stata travolta dall’inchiesta, poi archiviata, che gli è costata il posto alla guida della classe arbitrale italiana. “Mi è esplosa una bomba nella vita... Me lo sarò ripetuto cinquanta volte. Perché a me? Cosa ho combinato”, ha esordito Rocchi, descrivendo lo smarrimento provato davanti a una situazione che, a suo dire, non aveva mai immaginato di dover affrontare.

Nel corso dell’intervista, l’ex arbitro ha poi voluto chiarire uno degli aspetti più delicati emersi nel dibattito pubblico, quello relativo ai rapporti con i dirigenti delle società. Il riferimento diretto è stato a Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter finito al centro delle ricostruzioni legate all’inchiesta: “Marotta?

Mai sentito, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti”. Una presa di posizione netta, accompagnata da una considerazione più generale sul rapporto tra club e sistema arbitrale: “Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri”.

Gli errori sul Var: “Troppa importanza all’ausilio video”

Rocchi non ha evitato nemmeno il capitolo più scomodo, quello relativo alle proprie responsabilità nella gestione dell’ultima stagione. L’ex designatore ha ammesso di aver commesso errori, soprattutto nell’impostazione data agli arbitri sui protocolli Var. Il problema, nella sua ricostruzione, sarebbe stato quello di aver progressivamente spostato troppo il baricentro decisionale verso la tecnologia, rischiando di ridimensionare il valore della valutazione effettuata direttamente in campo.

La linea indicata agli arbitri avrebbe quindi finito per attribuire un peso eccessivo all’intervento dell’ausilio video, quando invece il Var avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di supporto e non il principale protagonista della decisione. Un’autocritica importante, arrivata insieme alla volontà di riconoscere pubblicamente le responsabilità di una gestione che, con il senno di poi, avrebbe richiesto maggiore equilibrio.