La Corte Costituzionale respinge in maniera irrevocabile la legge inclusa nella delibera del 2011 che prevedeva condizioni di privilegio per tutti gli inquilini che denunciavano contratti non regolamentari oppure non registrati aiutando così l'emergere dell'evasione fiscale.

Infatti l'inquilino poteva rivolgersi ad una qualunque agenzia delle entrate e registrare di proprio pugno il contratto d'affitto qualora il padrone di casa non avesse già effettuato l'annotazione sul registro entro i termini previsti dalla legge, ossia 30 giorni dalla sottoscrizione. Tutto ciò aiutava l'inquilino a non essere sfrattato per morosità, inoltre l'affittuario poteva assicurarsi un affitto sicuramente più consono ai canoni di mercato e un contratto che avrebbe previsto i 4 + 4 anni.

Il decreto della Corte Costituzionale costituisce un problema per tutti quei affittuari che hanno già provveduto a segnalare con notifica i padroni di casa, tanto è vero che ogni contratto registrato dagli inquilini partendo in data 6 giugno 2011 decadrà, e ciò sta a indicare che i proprietari di casa avranno la libertà di sollecitare i locatari a lasciare libero l'appartamento il prima possibile.

Pierluigi Albetti rappresentante del Sunia, il sindacato degli inquilini, sostiene di aver già provveduto a presentare istanza richiedendo per l'appunto il reinserimento della delibera del 2011. Come precisa il presidente di Confedilizia, Franco Lanterna, dall'anno 2011, ossia da quando era stata inserita la legge contro gli affitti in nero, non si erano più registrati episodi di locazioni illegali. Il Parlamento avrebbe titolo di intervento nell'introdurre nuovamente il decreto 2011, continuando in questa linea a combattere l'evasione fiscale.