Centodiciotto anni fa, il 16 agosto del 1896, nei territori canadesi dello Yukon, spuntarono fuori dal "torrente del coniglio" le prime pepite di un gigantesco giacimento aurifero. In men che non si dica migliaia di cercatori, la maggior parte improvvisati, con la speranza di poter realizzare una facile fortuna, si riversarono come cavallette sulle rive del fiume Klondike


La modesta cittadina di Dawson, più che altro un gruppo raccogliticcio di case in legno, venne invasa da avventurieri ed imprenditori che desideravano lasciarsi alle spalle la crisi finanziaria che aveva colpito gli Stati Uniti quasi quattro anni prima. Dawson passò quindi da circa 5.000 abitanti a più di 30.000 nell'arco di un paio d'anni.

La grande corsa all'oro durò relativamente poco, ma fece la fortuna di molti concessionari di miniere e contemporaneamente fu la rovina per centinaia di persone che persero la vita ed il senno tra il Canada e l'Alaska, nel tentativo di ottenere una concessione mineraria vantaggiosa.

Ad arricchirsi più di chiunque altro fu, comunque, la società di trasporti White Pass & Yukon Route, che nel 1900 riuscì a completare ed inaugurare la ferrovia di Skagway (l'unico trait d'union su rotaia tra il Canada e la costa dell'Alaska) che divenne, in breve, la principale arteria di comunicazione con i territori del Klondike, raggiungibili prima solo utilizzando il mortale tracciato del Dead Horse.

Oggi, come centodiciotto anni fa, gli Stati Uniti stanno uscendo, molto lentamente, da una crisi finanziaria di notevoli proporzioni ed oggi, come centodiciotto anni fa, è risalita la "febbre dell'oro".
La voce di ricchi giacimenti di oro, nonché di zinco e rame, si è sparsa rapidamente e la cittadina di Dawson è tornata ad essere al centro dei sogni di chi identifica la scoperta di qualche filone aurifero come la soluzione a tutti i suoi problemi economici. 


Non si vedevano così tanti minatori a Dawson dalla fine dell'Ottocento. Nella centro abitato sta rifiorendo il commercio: locande e vecchi bar riprendono vita, le strade fangose sono nuovamente piene di cercatori d'oro che poi si riversano nel casinò dove sono addirittura rispuntate le ballerine di cancan tra tavoli da poker, con annesse risse e birra.

Sono rari però coloro che cercano le pepite nei torrenti con pale e padelle. Nella maggior parte dei casi, il lavoro pesante è svolto meccanicamente con bulldozer e trivelle. Sono tante, invece, le aziende straniere (anche asiatiche) che operano sul territorio, grazie al fatto che le leggi dello Yukon sono permissive oggi come lo erano nell'Ottocento.

Naturalmente c'è il rovescio della medaglia: a differenza di quanto accadeva nella prima corsa all'oro, quando la sensibilità ambientalista ed ecologica era inesistente, nel XXI secolo i cercatori e le aziende minerarie devono fare i conti con chi è intenzionato a  preservare una delle ultime regioni incontaminate dell’America del Nord. Gli attriti non sono di poco conto e mentre un tempo le tensioni avvenivano tra chi aveva acquistato una piccola concessione (magari dando fondo a tutti i suoi risparmi) e le agenzie minerarie che cercavano di aggregare più lotti possibili in vista di uno sfruttamento massivo, ora lo scontro diretto è tra le grandi aziende e chi, pur vedendo di buon occhio il ritorno ad un fiorente commercio conseguente all'estrazione mineraria, non gradisce che il territorio sia deturpato inesorabilmente.
Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto