Le news Mondiali Brasile 2014 dovrebbero soffermarsi, in fase di presentazione degli ormai prossimi campionati di calcio, su pronostici, formazioni e orari dei singoli incontri ma purtroppo le notizie provenienti dal Brasile (un Paese in crisi) sono di ben altro tenore al 9 maggio 2014.

La crisi morde anche a queste latitudini

Il problema principale del paese è un'inflazione galoppante, una diffusa povertà e sperequazioni socio-economiche che sono sempre più marcate. Il 7% della popolazione è costretto a (sopra)vvivere nelle favelas in condizioni igienico-sanitarie che definire precarie sarebbe eufemistico.





La rabbia di un popolo, troppo a lungo trattentuta, non ha retto la provocazione rappresentata dalla somma complessiva spesa per l'allestimento dei Mondiali Brasile 2014: 11 miliardi di Euro, in un posto del mondo in cui ci sono salari da 300 euro al mese, sono un pugno nello stomaco duro da sopportare.



A Rio de Janeiro, nella favela chiamata Pavão-Pavãozinho, gli abitanti sono in fermento. Il motivo sono due morti causati da quella che da queste parti chiamano "milizia", una sorta di guardia armata in lotta perenne contro clan Gomorra style che di fatto spadroneggiano in un territorio che oggettivamente, specie di notte, non è agevole controllare. Tale "milizia" è però molto chiacchierata in quanto in cambio della sicurezza e della protezione ha preso il malvezzo di chiedere quello che in Italia chiamano "pizzo" ai commercianti sotto minaccia di ritorsioni e botte.

E' triste dirlo ma è vero che tutto il mondo è Paese.

Topi ovunque nei quartieri più poveri

Non meno grave il problema sanitario. Le favelas sono caratterizzate non solo dalla massiccia presenza di randagi ma anche di enormi topi e anche la raccolta dei rifiuti non è regolata, con conseguenze facilmente intuibili. Nel tempo una generale rassegnazione ha reso queste aree terra di nessuno o quasi, ma l'enorme flusso di turisti in arrivo da tutto il mondo per assistere ai Mondiali Brasile 2014 impedirà che tutti possano fingere di non vedere e di non sapere come vanno veramente le cose in Brasile.
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