Kirkuk, la principale città cristiana dell'Iraq è stata conquistata dai jihadisti dell'autoproclamato califfato islamico. "Apprendo ora che le città di Qaraqosh, Tal Kaif, Bartella e Karamlesh sono state abbandonate dai loro abitanti e sono sotto il controllo degli insorti", riferisce l'arcivescovo caldeo di Kirkuk, Louis Raphael I Sako, a France Presse. "Una catastrofe umanitaria" aggiunge il patriarca di Babilonia, che solo ieri aveva promosso una Giornata di Preghiera per la pace.

Migliaia di cristiani di queste località, abbandonate durante la notte dalle forze curde, sono in fuga verso il Kurdistan, un esodo vero e proprio, cacciati dalle loro abitazioni; e altre migliaia, della minoranza religiosa degli Yazidi sono in fuga verso la Turchia, dopo la conquista di Sinjar, città al confine con la Siria che ospitava la popolazione più numerosa di Yazidi, dove sono state rapite 500 donne che ora rischiano la schiavitù.

Secondo fonti governative, sono stati massacrati 500 uomini della stessa comunità. Almeno 70 morti inoltre si contano in diversi attentati compiuti ieri. Il governo di Baghdad non ha le forze per controllare il Paese, mentre avanza la violenta offensiva dei miliziani jihadisti del califfato islamico che attacca la popolazione civile a causa della religione e della provenienza etnica.

Il Consiglio di Sicurezza esprime la propria condanna per le azioni dell'Isis, puntualizzando che il loro comportamento può costituire crimine contro l'umanità.

Secondo fonti Onu circa 200.000 civili in fuga sono rimasti bloccati sulle montagne, dove rischiano di morire per mancanza di acqua e cibo, e secondo l'Unicef una quarantina di bambini sono morti proprio in questo modo. È giunto a Baghdad intanto il nostro vice ministro degli Esteri, Lapo Pistelli, dove ha incontrato il nuovo presidente della Repubblica irachena, Fouad Masum. Il responsabile degli Esteri italiano ha scritto in una nota "Non possiamo restare inerti di fronte a questa esplosione di violenze etniche, settarie e religiose".

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