Precipita la situazione in Iraq. Non solo la crisi militare, con gli Stati Uniti che in questi giorni stanno intervenendo con raid aerei per bombardare gli islamisti dell'Is - lo Stato islamico ex Isis - ma nelle ultime ore è scoppiata anche la crisi politica che rischia di sfociare in un colpo di Stato. L'attuale premier Al - Maliki, di estrazione sciita - irachena, non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo terzo incarico e attacca il presidente Fuad Masum che non gli ha ancora dato conferma del suo nuovo mandato. In particolare, secondo il leader politico, sostenuto anche dall'Alta Corte irachena, il presidente avrebbe violato la Costituzione rinunciando a nominarlo di nuovo premier, nonostante lui possegga la maggioranza parlamentare.

L'attacco di Al - Maliki alla massima istituzione irachena non è stato solo verbale, infatti mentre annunciava il suo ricorso presso l'Alta Corte, forze militari a lui fedeli entravano a Baghdad e si piazzavano intorno ai palazzi del potere e ad alcune ambasciate, facendo chiaramente capire le intenzioni del premier che, pur di restare al potere, è pronto anche ad un golpe. Al - Maliki al momento non è stato riconfermato come Capo del Governo poiché la sua condotta politica viene fortemente osteggiata sia all'interno del Paese, sia dalla comunità internazionale, con Stati Uniti ed Onu che hanno dato pieno appoggio al presidente Fuad Masum.

Infatti, si ritiene che l'atteggiamento del premier sia eccessivamente discriminatorio nei confronti dei sunniti e di eccessiva apertura verso gli islamisti dell'Is, i quali, forti del sostegno del Capo del Governo avrebbero cominciato la loro campagna di conquista nel Nord del Paese. Per questi motivi l'incarico per il terzo mandato non è stato ancora dato ad Al - Maliki: anche all'interno del suo partito e della coalizione ci sono correnti contrarie ad una conferma. Addirittura, il vicepresidente del Parlamento, Haider al - Abadi ha dichiarato che il partito dell'Alleanza Nazionale Irachena, a maggioranza sciita, sarebbe pronto a nominare un nuovo primo ministro al posto di Al - Maliki. Ma quest'ultimo pare non ne voglia sapere e, visto lo schieramento di militari all'interno della capitale irachena, sarebbe addirittura disposto ad usare la forza pur di essere ancora il premier iracheno. La comunità internazionale - Stati Uniti in testa - segue attentamente l'evolversi della situazione che, se dovesse ulteriormente degenerare, potrebbe portare ad ulteriori interventi drastici in Iraq da parte degli americani e dell'Onu . 

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