Continua a salire la tensione internazionale ed aumenta la psicosi mondiale intorno all'allarme Ebola. In Australia il ministro Scott Morrison in un intervento al Parlamento ha annunciato che il suo Paese chiuderà le frontiere e "sospenderà provvisoriamente il programma d'immigrazione e il programma umanitario nei Paesi colpiti dal virus Ebola", ossia dalla Sierra Leone, Guinea e Liberia.

Il governo australiano non rilascerà più visti agli immigrati dei Paesi dell'Africa Occidentale ha anche annullato i visti già rilasciati a persone che vivono ancora nel loro Paese, per gli immigrati con visti umanitari effettueranno scrupolosi esami prima della partenza e all'arrivo.

Per contrastare l'epidemia sono necessari urgentemente 40 mila esperti da inviare nelle zone colpite dell'Africa e secondo il coordinatore responsabile Ue della lotta contro il virus Ebola, Christos Stylianides, il rischio dell'epidemia è sottovalutato dalla comunità internazionale, mentre l'epidemia rischia di diffondersi oltre l'Africa Occidentale se non si agisce in modo efficace e coordinato.

Nel frattempo gli organismi preposti stanno controllando l'epidemia inviando medici e infermieri nelle zone colpite, e secondo l'Oms l'epidemia sta continuando a fare vittime e in circa 7 mesi i casi di contagiati al virus Ebola sono più di 10 mila, e su questi si contano 5 mila morti.

In Italia sono stati portati e messi in isolamento in quarantena per 21 giorni nella base di Vicenza, come prevede il protocollo di sicurezza internazionale anti Ebola, 11 soldati americani, provenienti da una missione in Liberia tra cui il generale Darryl Williams, e come riferisce l'Ansa, al momento nessuno ha mostrato i sintomi del virus.

Tuttavia in questi giorni è atteso l'arrivo alla caserma Ederle di Vicenza di altri 100 militari americani provenienti dalla Liberia che hanno realizzato un ospedale con 25 posti letto e un laboratorio per le analisi e il test del virus che dovranno sottoporsi al protocollo di sicurezza internazionale con 21 giorni di quarantena.

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