Arriva lunedì 20 ottobre 2014 la risposta dei magistrati alla richiesta di scarcerazione dei legali di Massimo Giuseppe Bossetti, che è un secco diniego. Bossetti, sospettato della morte della tredicenne di Brembate Yara Gambirasio, resta dunque ristretto nel carcere di Bergamo. L'uomo fu arrestato il 16 giugno 2014 e da allora, almeno secondo quanto dichiara sua moglie, è caduto in una cupa depressione. La moglie si chiama Marita Comi ed è stata di recente intervistata in un'importante trasmissione tv come Matrix dove ha avuto occasione di tracciare il ritratto del marito almeno dal suo punto di vista, che naturalmente è di parte.

I legali erano arrivati a domandare la possibilità di usufruire degli arresti domiciliari corredati di braccialetto elettronico ma non c'è stato nulla da fare e Bossetti dovrà a questo punto rassegnarsi ad attendere il processo. 

Evidentemente i giudici continuano a pensare che Bossetti possa inquinare prove o addirittura ripetere il reato, perché effettivamente col braccialetto elettronico il pericolo di fuga potrebbe essere circoscritto. Fin dall'inizio il muratore di Mapello, sospettato sulla base dell'esame del dna rilevato sui leggins di Yara Gambirasio, è caduto in alcune contraddizioni e obiettivamente la sua posizione non sembra delle più semplici.

L'uomo tuttavia fin dall'inizio si è dichiarato non colpevole e respinge l'accusa di aver commesso l'efferato delitto, con l'intera comunità di Brembate che invoca giustizia per Yara Gambirasio, unita da subito al comprensibile dolore di una famiglia che aspetta con grande dignità le decisioni dei giudici. Una famiglia che in una triste serata ha perduto una figlia che come tante volte si era recata in palestra per allenarsi e coltivare così il sogno di diventare una valente ginnasta

Anche per ciò che riguarda questo spinoso caso le indagini passano necessariamente per accertamenti sul dna.

In passato risalire al nome del presunto responsabile sarebbe stato molto più difficile. Ciononostante a ottobre 2014 è passato molto tempo dalla morte di Yara (era il 2010), a dimostrazione della difficoltà delle indagini. Forse ricorderete che all'inizio si sospettò di Mohamed Fikri, un piastrellista di origini tunisine risultato poi estraneo ai fatti.

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