Era il principale sospettato dell'omicidio di Yara Gambirasio, Mohamed Fikri, l'operaio marocchino del cantiere di Mapello, dove i cani molecolari avevano fiutato tracce biologiche che potevano appartenere alla ragazzina. Era stato poi arrestato, a seguito di un'intercettazione telefonica tradotta erroneamente che avrebbe accertato la sua responsabilità nell'assassinio della piccola Yara. I legali dell'operaio hanno così presentato istanza di risarcimento per ingiusta detenzione e, adesso, hanno accolto la loro richiesta approvando un rimborso di 9mila euro.

Yara era scomparsa il 26 novembre del 2010 a Brembate ed il suo corpo senza vita era stato ritrovato tre mesi dopo a Chignolo d'Isola. Le indagini avevano condotto al cantiere di Mapello e gli occhi degli inquirenti erano puntati tutti su Mohamed Fikri, finché un'intercettazione telefonica tradotta dall'arabo aveva inchiodato l'operaio, collocandolo sulla scena del crimine e rendendolo il protagonista dell'omicidio. Una volta confermato l'enorme equivoco linguistico, dovuto ad una erronea interpretazione di una frase in arabo, Fikri era stato rimesso in libertà, scagionato dall'accusa di omicidio, ma iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento.

La sua posizione era stata poi chiarita e archiviata solo nell'agosto del 2013. La frase che lo avrebbe inchiodato era "Allah perdonami non l'ho uccisa io", quando invece il vero significato della frase pronunciata era "Allah facilitami nella partenza", poi distintamente tradotta da altri numerosi interpreti. 

Era stato in carcere tre giorni, ma il suo presunto coinvolgimento nella vicenda legale legata alla morte di Yara è durato tre anni, esponendolo all'opinione pubblica, non senza conseguenze anche a livello personale.

Durante un suo intervento telefonico a Mattino Cinque lo scorso agosto, il giovane 26enne marocchino si è sfogato e ha dichiarato che, a causa dell'ingiusta accuso, ha perso il lavoro e quindi non gli è stato possibile ricevere il rinnovo del permesso di soggiorno.

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