Nell'epoca dei "social" molte notizie scomode per gli organi di stampa tradizionali trovano spazio negli ambiti dedicati. È il caso di un ricercatore, uno storico che ha creato su Facebook una pagina di approfondimento sul caso della misteriosa scomparsa della cittadina vaticana. la pagina si chiama "Emanuela Orlandi: la pista brasiliana" e tende a dimostrare come il sequestro sia stato ordito da una loggia massonica legata alla Teologia della Liberazione e intenzionata a richiamare l'attenzione del Pontefice sulla disastrosa situazione dei diritti umani in Sudamerica e in particolare in Brasile.

La loggia sarebbe stata, in particolare, animata da frati missionari nelle lontane terre del continente sudamericano.

Tuttavia, il sequestro non mancherebbe di aspetti assolutamente esoterici legati ad una ritualità massonica-catacombale. Tutto ciò, che potrebbe sembrare strano è tuttavia dimostrato dall'attenta disamina dello studioso che interpretando il contenuto della lettera anonima inviata nell'aprile 2013 al noto programma televisivo "Chi l'ha visto" individua nella Schola Collegii del campo Santo Teutonico la sede della misteriosa loggia e, precisamente, presso una misteriosa accademia pontificia dedita al culto dei protomartiri cristiani.

Questo istituto pontificio ricorre più di una volta nella vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi. Infatti, già nel 2005 un'altra lettera inviata al noto programma di Raitre dedicato alle persone scomparse spingeva gli investigatori ad indagare proprio su questa istituzione.

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In particolare i membri di questa venivano definiti "fanatici" e dediti ad attività "tutt'altro che religiose". A questa Accademia sarebbe inoltre riconducibile una famosa rivendicazione del settembre 1983 inerente un episodio della "liturgia stazionale" del 1578 e ricordato come "il contatto della Basilica di Santa Francesca Romana". La liturgia stazionale è il campo precipuo degli studi dell'Accademia pontificia in parola. Deve sottolinearsi che lo studioso ha inviato l'insieme delle sue deduzioni al Magistrato inquirente, Dott. Giancarlo Capaldo. Il fatto che la stampa ufficiale non se ne interessi fa pensare che la verità non sia più così lontana.