Mafia e politica a Roma. Una maxi retata dei Carabinieri del Ros ha portato all'arresto di 37 persone e all'emissione di quasi 100 avvisi di garanzia, sgominando una vera e propria organizzazione criminale che operava nel settore dell'estorsione, dell'usura, del riciclaggio e degli appalti pubblici, che si aggiudicava con la corruzione. Tra i nomi coinvolti spicca quello di Massimo Carminati, ex terrorista fascista dei Nar ed ex affiliato alla Banda della Magliana, Riccardo Mancini, ex amministratore delegato dell'ente Eur e Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell'Ama, l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Roma, tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio.

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Indagato l'ex sindaco Alemanno

Il giudice per le indagini preliminari, Flavia Costantini, oltre a disporre l'arresto di 37 persone, 8 delle quali ai domiciliari e 29 in carcere, ha emanato avvisi di garanzia per quasi 100 persone, tra cui l'ex sindaco della capitale Gianni Alemanno, la cui abitazione è stata perquisita.

Oggetto di perquisizione da parte degli inquirenti anche gli uffici del presidente dell'Assemblea Capitolina, Mirko Coratti (Pd) e quelli degli uffici dei consiglieri della Regione Lazio, Luca Gramazio (Pdl) e Eugenio Patanè (Pd). Contestualmente, la Guardia di Finanza ha operato sequestri di beni per un valore di 200 milioni di euro frutto, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, di "un sistema corruttivo finalizzato all'assegnazione di appalti e di finanziamenti pubblici erogati dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate, con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati e rom". Scoperchiato, quindi, un vero e proprio intreccio tra malavita, operante con metodi mafiosi, e politica, talmente radicato da coinvolgere nelle sue attività illecite sia le amministrazioni di destra che di sinistra.

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Ruolo chiave nell'organizzazione era quello di Massimo Carminati, che riproduceva lo stesso schema di relazioni utilizzato dalla Banda della Magliana, grazie alle relazioni con esponenti politici, delle forze dell'ordine e dei servizi segreti.