Sviluppi inattesi riguardano le ultime news sul delitto di Yara Gambirasio: ci sarebbe addirittura una prova fotografica a documentare il coinvolgimento nella vicenda del muratore di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti che attualmente si trova in carcere a Bergamo, accusato del turpe delitto. Tale immagine (fonte: il settimanale Giallo) sarebbe presente sul telefono cellulare di Bossetti stesso.

L'uomo si è sempre proclamato innocente con fermezza, ma l'analisi del dna al momento lo inchioda, in quanto tracce del suo codice genetico sono state rinvenute sul corpo della giovane Yara Gambirasio, trovata morta in un campo dove era stata abbandonata dopo essere stata ferita inspiegabilmente.

Non perdere gli ultimi aggiornamenti Segui il Canale Cronaca Nera

Sono passati quattro anni da quel triste giorno, quando un'intera comunità si risvegliò col trauma di una vita umana giovane e innocente venuta a mancare.

Inizialmente si sospettò di un extracomunitario poi escluso dalle indagini in quanto nulla fu trovato a suo carico. L'attenzione si spostò quindi su Massimo Bossetti dopo lunghe indagini.



L'esistenza di una foto che immortala Bossetti e Yara Gambirasio finirebbe per complicare la posizione dell'uomo in quanto proverebbe un possibile contatto tra i due. Ricordiamo che Bossetti ha più volte affermato di non avere conosciuto personalmente Yara. A questo punto sarà interessante valutare cosa deciderà di fare il legale di Bossetti, Claudio Salvagni, il quale ha sempre affermato che non avrebbe proseguito la difesa di Bossetti nel caso in cui fossero emerse delle falsità. Già il recente abbandono della difesa dell'altro avvocato chiamato a curare gli interessi di Bossetti, parliamo di Silvia Gazzetti, doveva far riflettere: evidentemente c'erano delle importanti novità.

I migliori video del giorno

Nelle prossime settimane ne sapremo certamente di più sul caso Yara Gambirasio e sulle eventuali responsabilità penali dell'unico sospettato. Sono intanto trascorsi sei mesi dall'inizio della detenzione dell'uomo nel carcere di Bergamo, inizialmente in regime di isolamento. Il primo periodo di detenzione è stato molto duro, ma Bossetti ha trovato molto conforto nelle parole del cappellano della struttura e non è mai stato abbandonato dalla famiglia.