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Alle 10:35 di ieri il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha firmato la lettera che più desiderava: quella delle sue dimissioni [VIDEO]. Aveva già avvertito nell'aprile del 2013 che non avrebbe voluto rimanere in carica più di due anni. E così è stato. Napolitano ha affermato che per essere un buon capo dello Stato è necessaria una quantità di energia che lui, anziano di 89 anni, non possiede. La sua lettera di addio è stata consegnata al presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, al presidente del Senato, Pietro Grasso e al primo ministro Matteo Renzi.

La corsa per il Quirinale

Da quel momento è cominciata la corsa per la successione al Quirinale.

Il premier Matteo Renzi, in qualità di segretario del Partito Democratico e di primo ministro, avrà il difficile compito di condurre la maggioranza del Parlamento alla scelta del nuovo capo di Stato. La prima seduta sarà il 29 gennaio. Da oggi il presidente del Senato, Pietro Grasso, sostituisce temporaneamente Napolitano. L'articolo 86 della Costituzione prevede che 15 giorni dopo le dimissioni, i cosiddetti Grandi Elettori, con le rappresentanze delle Regioni, si riuniscano in Parlamento per l'elezione. Durante le prime tre votazioni la vittoria può andare al candidato che ottiene due terzi dei voti, mentre nelle elezioni successive è necessario ottenere la maggioranza assoluta. Il processo potrebbe quindi durare poche ore o un mese intero.

La rosa di nomi

La lista dei nomi dei possibili successori è lunga.

I bookmakers inglesi danno come favorito Romano Prodi, seguito da Stefano Rodotà. Ma ci sono anche Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, Dario Franceschini, Pierferdinando Casini, Giulio Amato, Sergio Mattarella, Pierluigi Castagnetti. Tra le donne emergono i nomi di Paola Severino, Laura Boldrini e Anna Finocchiaro. Per Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienze Politiche all'Università di Bologna ed editorialista del Corriere di Bologna e dell'Agenzia Giornali Locali, il 29 gennaio il Parlamento non riuscirà a chiudere subito la partita del Quirinale. "Cominceranno una serie di balletti, tre o quattro votazioni, da dove verranno tirati fuori alcuni nomi. Ma solo con fini pubblicitari e propagandistici a favore di qualcuno", ha spiegato il professore.

Distaccati del PD

Secondo Pasquino i nomi che sono stati fatti fino ad ora si possono raggruppare in tre grandi gruppi. Il primo lo definisce "dirigenti staccati dal Pd". In questa categoria rientrano Massimo D'Alema, Piero Fassino e Walter Veltroni, personaggi che si sono distaccati dalla leadership politica attuale.

Gli ex democristiani

"Il secondo gruppo è quello degli ex democristiani: hanno un basso profilo, ma straordinarie ambizioni. Da qui è spuntato il nome di Paolo Gentiloni, già miracolato con il Ministero degli Affari esteri. Ma anche Casini, Castagnetti e Mattarella", ha spiegato Pasquino.

Quelli dal peso politico

Per ultimi, invece, troviamo i candidati competenti, quelli che presentano una certa statura e capacità politica: "Qui c'è Giulio Amato, che appare e scompare, ma anche Pietro Grasso. Sono personaggi difficili da maneggiare, con peso politico, che potrebbe fare ombra alla figura del premier". Certo è che le carte (con i nomi) sono sul tavolo e la partita è solo agli inizi. Chi vincerà?