Ancora oggi non si può fare a meno di sfogliare la pagina più atroce e più vergognosa della storia della Germania. Non si può strappare all'indifferenza umana, la morte di 6 milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti. Gente inviata nei luoghi di sterminio, perché considerata "razza inferiore". Inizialmente il nazismo si era proposto di costringere gli ebrei tedeschi ad emigrare, sottoponendoli a pesanti discriminazioni economiche, giuridiche e sociali. Iniziata la guerra si era progettato di concentrare gli ebrei nei ghetti, per controllarli più agevolmente e separarli al resto della popolazione.  

Lo sterminio: perché?  

Alla fine del 1941, su suggerimento di Heydrich, prevalse l'idea dello sterminio.

Dapprima si ricorse a sistemi rudimentali come le impiccagioni e le fucilazioni in massa, poi l'uso della camera a gas. Le vittime venivano chiuse in automezzi, nei quali venivano immessi gas di scarico. Con la realizzazione dello "Zyklon B" (un gas letale poco costoso e dagli effetti molto rapidi), il genocidio divenne una macchina gigantesca e perfettamente funzionante. Da tutti i paesi occupati, gli ebrei erano trasportati nei campi di sterminio in carri ferroviari piombati. Molti morivano durante il viaggio, che costituiva una prima selezione. La seconda avveniva subito dopo l'arrivo nel campo. Gli elementi più robusti, i professionisti, i tecnici specializzati erano destinati ai campi di lavoro. Le donne più giovani e belle ai bordelli delle SS. I malati, i vecchi, i bambini, venivano subito bruciati, le ceneri usate come fertilizzanti o per la fabbricazione del sapone.

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Alcuni individui dotati di caratteristiche fisiche particolari erano invece usati come cavie per esperimenti scientifici. I cadaveri erano trascinati nelle fosse o nei formi crematori. Per alimentare il fuoco nelle fosse, si versava sopra i corpi del grasso, che sgocciolava; costantemente la catasta umana era rimossa, per far penetrare meglio l'aria.

Oggi, 27 gennaio: per non dimenticare   

Queste immagini di vita e di morte, rivivono ancora oggi davanti ai nostri occhi, attraverso la cinematografia, la letteratura e la testimonianza di chi è riuscito a salvarsi dallo sterminio.