Alla periferia della Capitale, il proprietario di una sala scommesse ferisce, con un colpo d'arma da fuoco, l'uomo che aveva tentato di rapinarlo, con l'aiuto di un complice. L'uomo, un italiano di 56 anni, è ricoverato al Policlinico Tor Vergata, ma le sue condizioni non sono critiche. Del complice si sono perse le tracce perché è riuscito a darsi alla fuga, ma la Polizia è al lavoro per individuare la sua attuale posizione.

Un nuovo dramma, consumato nuovamente in una sala d'azzardo, a pochi mesi dal condono deciso dalla Casta grazie alla Legge di Stabilità.

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Sembra, infatti, che in Italia, molti di questi esercizi non siano tassati dallo Stato, ma controllati da società straniere, che ne dirottano gli introiti verso quelli che sono considerati "paradisi fiscali", come Malta o l'Inghilterra.

Il volume di affari totalizza numeri impressionanti: si parla di 2 miliardi e mezzo di euro annui, per un ammontare di mezzo miliardo di tasse non pagate, il tutto a discapito di quelle, poche, munite di valide autorizzazioni e riconosciute. Lo Stato offre, ora, la possibilità di regolarizzarsi, pagando una quota forfettaria di 10mila euro, come se fosse "un'opportunità di redenzione", ma l'idea non è piaciuta né ai titolari delle agenzie riconosciute, né, tantomeno, ai colossi esteri che controllano le sedi in Italia. I primi temono la concorrenza, i secondi si sentono legittimati a lavorare nel nostro Paese con autorizzazioni valide in altri stati senza alcun condono, minacciando di trascinare lo Stato in tribunale.

Il Governo appare piuttosto ottimista. Nonostante le minacce, Renzi è convinto che almeno la metà di queste agenzie di scommesse non autorizzate, deciderà di regolarizzarsi, versando nelle tasche dello Stato (non degli italiani) circa 35 milioni di euro con la sanatoria, più altri 187 milioni di tasse, che questi soggetti inizierebbero a pagare al nostro Paese.

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La previsione di molti però, è che la "pensata" sarà un gigantesco flop. Non se ne conoscono i vincitori, ma i vinti si: i cittadini, le famiglie, e le aziende sane che producono beni e servizi utili, e che continuano ad essere sotto la morsa di tasse sempre in aumento, mentre lo Stato ha rinunciato all'aumento del 4% della tassazione sulle macchinette mangiasoldi slot e videolottery, rinunciando, quindi, ad un incasso di un miliardo e 800 milioni di euro.